venerdì 3 giugno 2022

Filosofia : INDICE di P. Pasqualucci, Il concetto dello spazio, Giuffrè, Milano, 2015, pp. 648

 

 

 

I N D I C E

di

Paolo Pasqualucci, Il concetto dello spazio,

Giuffrè, Milano, 2015, pp. 648,

preceduto dalla nota  ’Al Lettore’

 

 

 

Nota  previa

Il mio volume sul concetto dello spazio uscì nel 2015 nella Collana Quaderni della Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto, con il n. 10.  Il titolo esatto è:  Metafisica del Soggetto  II  “Il concetto dello spazio”, pp. 648. L’editore Giuffrè cura la distribuzione della Collana.  Si trattava dell’esposizione della II delle V Tesi preliminari della “metafisica del soggetto”.  Perché II volume?  Perché nel 2010 avevo fatto uscire:  Metafisica del Soggetto. Cinque tesi preliminari, Edizioni Spes-Fondazione Giuseppe Capograssi, Roma, pp. 188.  Di questo volume ho pubblicato in questo blog due parti: la Prefazione e la Sinossi delle cinque tesi, rispettivamente il 3 giugno 2018 e il 6 settembre 2018.   

Il lettore si potrà chiedere come mai un trattato di filosofia teoretica sia apparso nei Quaderni di una rivista di filosofia del diritto.  Il fatto è che la Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto, fondata 101 anni fa dal filosofo del diritto Giorgio Del Vecchio, ha sempre mantenuto la tradizione di pubblicare occasionalmente articoli e saggi riguardanti la filosofia morale, o della storia o per l’appunto teoretica.  Il lettore si potrà anche chiedere come si possa scrivere un libro di 648 pagine, inclusi gli indici, sul concetto dello spazio.  Cerco di spiegarlo nella nota Al Lettore pubblicata qui di seguito.  Del volume ho pubblicato a parte, su questo blog, il primo capitolo, che è una ampia introduzione generale, intitolata:  Percezione e natura dello spazio: introduzione al tema, contenente limature, rifacimenti e ampliamenti rispetto al testo del libro.  Quest’Introduzione apparve nel blog il 4 febbrario 2020  e da allora ha avuto 472 letture.  Sembrano poche, in assoluto, ma per un saggio di circa ottanta pagine su un argomento come “il concetto dello spazio”, mi sembrano molte.   

Ritengo quindi che, per i cultori di filosofia appassionati alle questioni da me trattate, possa essere di un certo interesse leggere anche l’Indice del volume e la nota Al Lettore, che lo precede.  L’ Indice è molto dettagliato, credo renda bene la complessità dell’opera, la logica del suo sviluppo, la particolarità della sua impostazione.

 

 

Al  Lettore

 

Il presente volume contiene l’esposizione della seconda delle cinque Tesi preliminari della metafisica del soggetto, dedicata la tesi al concetto dello spazio.  Per comodità del lettore ho riportato in apertura dello scritto tutte e cinque le tesi, aggiungendovi una mia traduzione in inglese delle stesse, valendo l’inglese quale lingua franca della nostra epoca.  L’attuale volume è il secondo della Metafisica del Soggetto, essendo uscito il primo, dedicato alla prima delle Cinque Tesi, nell’autunno del 2010, per i tipi delle Edizione Spes-Fondazione Giuseppe Capograssi, Roma, pp. 188.  La prima delle Cinque Tesi concerne i limiti del nostro intelletto, quali risultano in primo luogo dall’impossibilità di pensare simultaneamente a due o più cose diverse.  I nostri pensieri e stati d’animo sono sempre in successione nel tempo, il che dimostra l’esistenza del tempo come dimensione reale nella quale si trova ad operare la nostra mente, che non sillogizza nello spazio.

Questo secondo volume dell’opera, pubblicato in notevole ritardo rispetto ai programmi iniziali, ha acquisito una tal mole non solo a causa della complessità dei temi trattati ma anche perché ho ritenuto opportuno allargarmi su aspetti strettamente teoretici del pensiero di Kant, Cartesio, Spinoza, Heidegger, nell’ordine, al fine di una esatta comprensione del loro concetto dello spazio.  Tuttavia, la parte del leone l’hanno fatta l’analisi e la critica del concetto di spazio curvo e spazio-tempo, professati da Einstein e dalla fisica contemporanea.  E questo, per ovvi motivi, trattandosi della concezione dello spazio oggi dominante, nonostante le sue evidenti aporie, messe sempre più in rilievo dalla stessa scienza, in particolare dall’astrofisica più recente.  Anche nei capitoli dedicati alle dottrine dei Fisici (settimo, ottavo e nono), ho dovuto ricorrere ad un inquadramento più vasto, al fine di un’esposizione il più possibile esauriente di certi concetti fondamentali. 

Il presente lavoro è scritto dal punto di vista del quisque de populo, quale io sono.  Ciò ha comportato ampliamenti ed approfondimenti che agli specialisti possono apparire superflui; ma si tratta di ampliamenti ed approfondimenti sempre connessi al tema di fondo:  lo spazio.

La prospettiva dell’uomo comune che si cerca di far valere qui non è certamente quella di un beffardo empirismo, rutilante ad esempio nell’invettiva del sulfureo Céline, il quale, cito a memoria, scrisse una volta che “scienziati, astronomi bavards et gueulards…scocciano a morte…incomprensibili teorie che matematizzano il nulla…astri la cui luce arriva miliardi di anni dopo, nel frattempo sicuramente scomparsi!”

Il quisque de populo nel quale mi sono immedesimato vuol esser socratico, se così posso dire, quanto al suo metodo:  analizzare pazientemente e porre domande in tutta semplicità, al fine di giungere al vero, nella misura del possibile e senza la pretesa di riuscire a spiegare tutto, cosa del resto rivelatasi vana agli stessi uomini di scienza.   La prospettiva che chiamo socratica mira perciò a rivalutare nel giusto modo il senso comune quale facoltà del nostro intelletto capace di sostenerlo nel ripristino di una concezione realistica del mondo, di contro al soggettivismo dominante, avvitatosi nelle ben note spirali nichiliste, anche in àmbito scientifico.

Pertanto, di contro ad una concezione come quella dello spazio-tempo, funzionale non alla cosa in sè ma alla sua misurazione in quanto fenomeno, che si vuol estendere al concetto dello spazio in quanto tale, per cui dovremmo concepirlo come spazio-tempo curvilineo, cerco di riproporre una visione realistica dello spazio, nella convinzione che sia impossibile la sua reductio ad unum con il tempo e l’eliminazione della differenza tra il pieno e il vuoto, la materia e l’energia, lo spazio e ciò che è nello spazio, trattandosi di differenze che sono nelle cose, nella realtà che esiste fuori di noi. 

Il primo passo nel senso di questa rappresentazione realistica, è consistito nell’accertamento di una verità, ampiamente dibattuta nel primo volume della Metafisica del Soggetto:  e cioè che lo spazio fuori di noi è condizione imprescindibile della nostra conoscenza del mondo esteriore, perché realtà tridimensionale (estensione e profondità) che, in quanto tale, consente la stasi e il moto dei corpi e dell’energia, e non perché “forma a priori della nostra sensibilità” (secondo la celebre formulazione kantiana, da me criticata nei capitoli secondo, terzo e quarto); forma inconsciamente predeterminata, anteriore ad ogni esperienza concreta dello spazio stesso.

Che la nostra rappresentazione dello spazio sia empiricamente dedotta dalla realtà fuori di noi, risolvendosi in un concetto empirico dello stesso, quanto alla sua origine e contenuto, senza bisogno di alcuna predeterminazione in interiore homine (senza bisogno dello a priori kantiano), ciò è confermato dal fatto stesso del tempo impiegato dall’immagine dell’oggetto esterno a formarsi nella nostra mente.  È il tempo impiegato dalla luce diffusa a percorrere lo spazio che ci separa dall’oggetto, sommato a quello dei processi fisico-chimici che, dentro di noi, si risolvono alla fine nell’immagine compiuta della cosa esistente fuori di noi.  Per renderci conto dell’esistenza di questo tempo, basta sapere che la luce non si propaga istantaneamente ma con una determinata velocità:  non occorre presupporre l’esistenza in noi di un’intuizione immediata del tempo, a priori, indipendentemente da ogni esperienza.

Ma un’analisi del concetto dello spazio non poteva fermarsi a questa semplice anche se capitale constatazione.  Qualcuno avrebbe sempre potuto rigettarla opponendomi che non avevo fatto i conti con la concezione kantiana dello spazio, la cui influenza, piaccia o meno, si è fatta sentire sino alle elaborazioni einsteiniane.  E che non avevo fatto i conti con la “spazialità esistenziale” di Heidegger, che si vuole il maggior filosofo del XX secolo, il quale cerca di risolvere in chiave appunto esistenziale (di spazio vissuto) il problema della natura dello spazio.

Per tacere, infine, dell’impossibilità di ignorare le concezioni dello spazio dominanti nella fisica moderna e contemporanea, che alberga dentro di sè una “filosofia della natura” secondo la quale l’immagine del mondo deve ritenersi curva ed anzi deforme come le figure che si scorgano sul pomo d’ ottone levigato di una rotonda maniglia di porta.  Ciò che a noi sembra diritto sarebbe in realtà incurvato, ma non come la superficie della terra, cranio di ben polita sfera:  distorto a causa della curvatura dello spazio, deformato dalla materia che contiene.  Mentre le dimensioni di ogni spazio misurato sarebbero comunque relative al tempo impiegato dalla luce a portarcene l’informazione.

Intuizione a priori della nostra “sensibilità”, lo spazio, oppure asimmetrica “spazialità” del nostro esser-nel-mondo che si disvela nell’Esserci nostro quotidiano nascondendo lo spazio in sé e per sé, ridotto ad irrilevante comparsa?  Oppure, curvilineità della materia-energia che fa di noi stessi una semplice variazione di densità dello spazio-tempo, una transeunte e quasi invisibile increspatura del tutto cosmico eterno ed increato?

Di fronte a queste ardite concezioni, vibranti di una loro profana escatologia, se così posso dire, potevo limitarmi a riproporre la semplice constatazione che lo spazio esiste fuori di noi quale insopprimibile condizione empirica della nostra conoscenza del mondo esteriore, come dimostra il tempo che la luce deve impiegare per coprire la distanza (lo spazio) tra noi e l’oggetto, al fine di fabbricarne in noi l’immagine ossia di farci vedere?  Che lo spazio si dimostra essere realtà fisica integrata nel nostro processo conoscitivo prima ancora che un rapporto tra le cose individuato ed elaborato dalla nostra mente?  E che esso esiste come spazio euclideo, dato che la luce sembra viaggiare sempre in linea retta, come se si muovesse sempre nel vuoto, quando si muove nello spazio?

Bisognava confrontarsi con quelle complesse e profonde speculazioni prima di ribadire il sano realismo della rappresentazione dello spazio del senso comune mediante una rigorosa deduzione empirica del suo concetto (nel penultimo capitolo della presente opera, il decimo), quale concetto  di una realtà che esiste effettivamente fuori di noi e si lascia cogliere innanzitutto mediante il senso della vista.

Per esser completa, tuttavia, l’indagine non poteva terminare qui.  Bisognava affrontare anche il nodo teologico emergente dalle disquisizioni metafisiche e fisiche.  Kant ne offriva lo spunto, quando affermava che chi non accettava la sua concezione trascendentale dello spazio come nostra intuizione a priori, anteriore ad ogni esperienza, rischiava di cadere nello spinozismo ossia nel materialismo di Spinoza, che faceva della res extensa  un attributo di Dio.  Spazio, allora, come attributo di Dio e quindi impossibilità di ammettere l’esistenza di un Dio creatore, assolutamente indipendente dalla realtà del cosmo da Lui stesso creato, ivi compresi lo spazio e il tempo? 

Bisognava difendere da quest’accusa la concezione realistica dello spazio.  Tale difesa, che ha comportato (nel capitolo 5) l’analisi critica del concetto dello spazio come “sostanza corporea” in Cartesio e Spinoza, nonché la difesa di quella dello “spazio assoluto” di Newton, ha riproposto di per sè il tema fondamentale del rapporto tra Dio e lo spazio, sviluppato nell’ultimo capitolo dell’opera, nel quale propongo di considerare, quale sesta prova dell’esistenza di Dio, il modus operandi a distanza ma istantaneo della forza di gravità nello spazio, scoperta fondamentale e crux philosophica  della scienza moderna e contemporanea.  Annullando nella sua istantaneità sia lo spazio che il tempo, tale modus si pone al di fuori delle leggi fisiche da noi conosciute, che non riescono affatto a darne ragione, rinviando pertanto ad un Agente capace di operare in modo soprannaturale.  Un accenno in tal senso si trova, del resto, in una celebre lettera di Newton ad un suo discepolo. 

Da tutto ciò si ricava che la critica ad autori come Cartesio e Spinoza non deve considerarsi superflua, quasi si trattasse di analizzare reperti archeologici, dato che Einstein ha visto in Cartesio un precursore del suo concetto dello spazio e si è apertamente professato panteista nel senso spinoziano del termine, con le evidenti implicazioni teologiche che ciò comporta, a cominciare dalla negazione (espressa, in Einstein) dell’esistenza di un “Dio personale” e quindi Creatore.  Lo “spinozismo” con il quale Kant minacciava i suoi critici, è riapparso nella visione del mondo dei Fisici contemporanei, intrecciato (sotto spoglie spesso neopositiviste) ad un kantismo di fondo, per quanto riguarda il nesso spazio-tempo, oltre che per una certa tendenza al soggettivismo dal punto di vista metodologico.

 

 

 

I n d i c e

 

Al  Lettore,  p. 9

Le cinque tesi preliminari della metafisica del soggetto (redaz. bilingue)

Résumé of the argument of this book

Seconda  Tesi    [Lo spazio è condizione empirica (e non trascendentale) della possibilità della nostra conoscenza.  Esso è la dimensione intrinsecamente vuota, continua, omogenea, identica in tutte le direzioni (isotropa), immobile, infinita, che permette alla materia e all’energia di avere luogo e moto (spazio assoluto)]

 

1. Percezione e natura dello spazio: introduzione al tema   25

1.1 Percezione e natura dello spazio 

a. Realtà dello spazio /  b. Finito ed infinito /  c. Percezione dello spazio in sè /  d. Il pieno e il vuoto

1.2 Il concetto di spazio “curvo” e le sue aporie

a. Dallo spazio “assoluto” a quello “curvo”, tra kantismo e spinozismo/ b.  Le sei aporie di una teoria

1.3 Lo spazio è immutabile condizione empirica della conoscenza sensibile

1.4 Spinozismo, kantismo, panteismo einsteiniano

a.  Il panteismo di Einstein /  b. L’equivalenza di massa ed energia alla luce del principio di causalità:  atto e potenza / c. Il “senso comune” quale strumento della critica / d. Schema della trattazione

 

2. La “filosofia trascendentale” e l’idea dello spazio  103

2.1  La filosofia trascendentale non vuol ridurre il mondo ad illusione

2.2  Significato della “rivoluzione copernicana” di Kant

2.3  Realtà e “idealità trascendentale” dello spazio.  Dualismo di “materia” e “forma”

2.4  La divergenza insuperabile di realtà empirica e idealità trascendentale

2.5  Aporie relative al concetto dell’intuizione a priori

a. La “apriorità” dello apriori, essendo solo logica, risulta implicita e quindi indimostrabile / b. Se “l’immediato” possa esser a priori / c. La forma dell’apriori appare vuota / d. Il carattere indeterminato dell’intuizione a priori dello spazio dal punto di vista del contenuto

 

3. Critica dell’esposizione metafisica del concetto di spazio in Kant  137

3.1  Senso “esterno” per lo spazio, “interno” per il tempo

3.2  Concetto ed intuizione, in relazione alla rappresentazione dello spazio

3.3  Critica dei quattro argomenti metafisici di Kant

a. Lo spazio non è un concetto empirico / b. Lo spazio è una rappresentazione necessaria, ineliminabile / c. L’unicità dello spazio / d. L’infinità dello spazio

 

4.  Critica dell’esposizione trascendentale del concetto di spazio in Kant  161

4.1  I giudizi sintetici a priori

a.  Il principio di ragion sufficiente come esempio di tali giudizi / b. La geometria come “scienza dello spazio” sintetica a priori

4.2  Lo spazio non è una proprietà delle cose in sè

4.3  L’idealità trascendentale dello spazio e la svalutazione dell’esperienza

4.4  Critica della concezione kantiana e rivalutazione dell’esperienza, a proposito dei colori

a.  I colori rispondono anche a qualità dei corpi / b. Critica della concezione soggettivistica del colore

4.5  Significato ontologico del dualismo kantiano

  

5.  Spinozismo e kantismo: dallo spazio come attributo di Dio allo spazio come “attributo” del pensiero  195

5.1  L’enunciazione spinoziana

5.2  Il concetto cartesiano di sostanza e lo spazio come “sostanza corporea”

a.  La sostanza e i suoi attributi / b. Il concetto della res extensa non si applica a Dio / c. L’increato pensante / d. La contraddizione nel concetto della sostanza/ e. Lo spazio come “sostanza corporea” / f.  Lo spazio vuoto come il Nulla

5.3  Dio come sostanza in Spinoza e lo spazio come suo attributo

a. Un Dio che non è creatore e cui non si può attribuire un fine / b. La sostanza è infinita, causa sui / c. La sostanza è “prior”. Critica della proposizione I dell’Ethica / d. L’unità della sostanza / e. La sostanza è increata / f. La sostanza è infinita.  Aporie su finito e infinito  / g. Il problema della pluralità degli attributi / h. La sostanza è indivisibile, le parti non esistono / i.  Dio è l’unica sostanza. Critica della proposizione XIV dell’Ethica / l.  Tutto esiste solo in Dio, ivi compreso lo spazio / m. Ulteriore replica all’anticreazionismo spinoziano / n. Se lo spazio è attributo di Dio, la differenza tra le cose si ha solo “modaliter” / o. Critica dell’idea dell’identità della materia / p.  La contraddizione nella concezione spinoziana della sostanza

5.4  Contro Kant:  una concezione realistica dello spazio (come quella di Newton) non conduce affatto allo spinozismo

5.4.1  Lo spazio assoluto di Newton

a. Natura obbiettiva dello spazio assoluto / b. Lo spazio per Newton non è “corpo di Dio”, la sua esistenza si deduce empiricamente

5.5.  Lo “spazio empirico” secondo Kant

a. Lo “spazio empirico” è relativo /  b. Negazione dell’esistenza di uno spazio assoluto / c. Ulteriori aporie kantiane

 

6. La “spazialità esistenziale” di Heidegger  273

6.1  La premessa teoretica:  essere, esserci, negazione dell’essenza

a. La domanda sull’essere / b. L’essere come concetto generale, indefinibile e ovvio / c. L’ente / d. Il Dasein o l’esserci / e. La pre-instaurazione del comprendere / f. La riduzione della scienza alla filosofia dell’esserci / g. L’essenza dell’esserci è la sua stessa esistenza

6.2  L’esser-nel-mondo come “spazialità esistenziale”

a. L’esser-nel-mondo / b. “In-essere” ed “essere in” / c. “L’esser-presso” come esistenziale / d. La spazialità esistenziale come nuovo tipo di spazio

6.3  La critica di Heidegger alla res extensa cartesiana

a. La “res estensa” e la “costituzione d’essere” del mondo / b. La substantia come “non-aver-bisogno” / c. L’autonomia dello ens creatum / d. L’ambivalenza del concetto della substantia / e. L’inadeguatezza della critica di Heidegger

6.4  La spazialità “esistenziale” è quella “circumstanziale” dell’esser-nel-mondo

a. La “mondanità” del mondo / b. Il “mondo-circostante” / c. L’utilizzabilità degli strumenti “incontra” lo spazio “esistenziale” / d. Il “luogo-proprio” ed i “paraggi” occultano lo spazio

6.5  Il dualismo di “spazialità esistenziale” e spazio

a.  Totalità esistenziale e spazio / b. Critica del dualismo heideggeriano

 

7.  Lo spazio “curvo e finito” di Einstein    333

7.1  Dall’identificazione di corpo e spazio allo “spazio curvo”:  il monismo imperfetto di Einstein

a.  Una nozione “controintuitiva”, che sembra ridurre il fenomeno alla sua misurazione / b. Il significato rivoluzionario dell’idea di “spazio curvo” in Einstein / c. L’ammissione di Einstein / d. Sviluppo dell’argomento

7.2  L’origine dell’idea di spazio dall’esperienza dell’”oggetto corporeo” come “corpo rigido” e la negazione dell’infinito

a. L’imprescindibile nesso tra geometria ed esperienza:  la “geometria pratica” di Einstein / b. La sintesi di geometria e fisica: Helmholtz e Einstein / c. La “geometria pratica” di Einstein vuol dimostrare che lo spazio è finito / d. La “rappresentazione” di una “geometria sferica a tre dimensioni”

7.3  L’origine dell’idea del vuoto dalla rappresentazione dell’oggetto corporeo fuori di noi

a.  Dallo spazio della scatola allo spazio vuoto / b. Lo spazio assoluto (e vuoto) come sistema inerziale / c. Dallo spazio “vuoto” al “campo”

 

8.   Lo spazio come campo delle linee di forza   389

8.1  Come il concetto di campo elettromagnetico abbia messo in crisi l’idea dello spazio assoluto ed infinito, “incurvando” lo spazio

a.  Inerzia e gravità / b. Il quadrato della distanza e dei tempi / c. Le linee di forza del campo elettromagnetico / d. I fenomeni sono dovuti all’azione di un mezzo / e. Il campo è un’onda e così la luce / f. la forza di gravità non rientra nelle equazioni di campo

8.2  Dall’etere al campo

a. Campo ed etere non si integrano / b. L’azione a distanza sarebbe razionalmente inconcepibile / c. Ambiguità nella negazione einsteiniana della simultaneità / d.  La teoria einsteiniana dei fotoni presuppone lo spazio euclideo

8.3  La scomparsa dell’etere

a. L’esperimento di Michelson e Morley / b. La contrazione di Lorents-Fitzgerald:  reale o apparente? / c.  Una contrazione problematica e forse inesistente

 

9.  Lo “spazio-tempo   441

9.1  Dalla relatività galileiana a quella einsteiniana ossia allo “spazio-tempo”

a. Il principio di relatività secondo Galileo e Newton / b. Quattro significati del concetto di relatività

9.2  Il teorema dell’addizione delle velocità e il suo paradosso

a. Incompatibilità del teorema classico con la velocità della luce, secondo Einstein / b. Critica della tesi di Einstein

9.3  Il concetto di tempo per i Fisici :  simultaneità, tempo locale, durata

a. Il carattere relativo della simultaneità / b. Critica dell’esperimento mentale o “esempio classico” di Einstein / c. Casistica relativistica con qualche cenno critico / d. La relatività della lunghezza ossia lo “spazio-tempo” / e. Notazioni critiche sul concetto di “spazio-tempo”

 

10.  Deduzione empirica del concetto di spazio   539

10.1  Sulla deduzione empirica del concetto di spazio

a. Spazio-tempo e deduzione empirica / b.  L’esistenza effettiva dello spazio fuori di noi

10.2  Spazio e vista

a. Non possiamo vedere lo spazio in sè?  b. Percezione “tattile” dello spazio e realismo della Gestaltpsychologie

10.3  La percezione della distanza come profondità

a.  Campo visivo e profondità / b.  La tesi di Plotino

10.4 La percezione visiva dello spazio come distanza nell’esperienza quotidiana

a. Vediamo la distanza  / b. Il “senso dello spazio” non può prescindere dalla vista / c.  Contro Berkeley:  anche vedendo “in distanza” si vede “la distanza”

10.5  Percezione indiretta dello spazio.  Ulteriori critiche a Berkeley

10.6  Conclusione:  se non vedessi lo spazio, non potrei vedere ciò che è in esso

10.7  Spazio e forma geometrica

a.  Critica della riduzione cartesiana dell’infinito all’indefinito / b. Lo spazio non ha forma e nessuna forma geometrica lo esaurisce / c.  Incongruenze geometriche nella teoria del Big Bang

10.8  Lo spazio in sè è il vuoto in sè

 

11.  Dio e lo spazio   583    

11.1  L’essere perfettissimo di Dio è anteriore allo spazio

a.  Il “dove” di Dio prima della creazione e l’incomprensibilità di Dio :  san Gregorio di Nazianzo / b.  Il “dove” di Dio prima della creazione e l’incomprensibilità di Dio :  san Giovanni Crisostomo / c.  Il “dove” di Dio deve ritenersi anteriore all’universo:  sant’Agostino

11.2  Lo spazio di Dio come “quantità virtuale” o “quantità senza quantità”: a.  Il “luogo di Dio” come “quantità senza quantità”:  Dionigi Areopagita/ b. San Tommaso interprete di Dionigi / c. “Grandezza priva di quantità” e “causalità divina” / d.  Spazio “virtuale” e “sopranatturale” / e.  La creazione esclude  di per sè l’idea dell’eternità del mondo:  san Bonaventura / f. Creazione ed eternità del mondo:  un paradosso di san Tommaso / g.  Critica del paradosso dell’Aquinate

11.3  L’istantaneità della forza di gravità quale nuova (sesta) prova dell’esistenza di Dio:  non è riconducibile al modus operandi della causalità naturale poiché annulla lo spazio e il tempo nella sua azione

 

L’Autore    639

Indice dei nomi   641

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