giovedì 29 luglio 2021

Crisi della Chiesa : Mons. A. Schneider critico della Messa Novus Ordo

Crisi della Chiesa :   Mons. Athanasius Schneider critico della  Messa Novus Ordo.  Estratti da un recente libro-intervista.

 

La casa editrice Fede  & Cultura ha pubblicato nel novembre del 2020 la traduzione in un unico volume di tre corpose interviste della giornalista  americana Diane Montagna a mons. Athanasius Schneider, tenutesi dal gennaio 2018 al marzo 2019, il cui manoscritto è stato rivisto e completato dall’illustre prelato:  Athanasius Schneider in conversazione con Diane Montagna, Christus vincit.  Il trionfo di Cristo sulle tenebre del nostro tempo, pp. 381, € 25, tr. it. di Stefano Chiappalone.  Le interviste coprono un’ampia gamma di argomenti, dando modo a mons. Schneider di approfondire da par suo i molteplici aspetti della perdurante e grave crisi della Chiesa, che, egli lo sottolinea più volte, è in primo luogo crisi di fede. Si tratta di un libro importante, soprattutto sul piano strettamente religioso, poiché rappresenta la sintesi approfondita di praticamente tutti gli interventi di mons. Schneider in difesa del Deposito della Fede.

Data l’angosciata e nello stesso tempo indignata e determinata reazione dei  cattolici rimasti fedeli alla Tradizione della Chiesa al recente motu proprio di papa Francesco Traditionis custodes, che di fatto mira a far sparire la celebrazione della Messa di rito romano antico, “sdoganata” da Benedetto XVI nel 2007 con il motu proprio Summorum Pontificum, mi sembra opportuno riportare alcuni fra i giudizi negativi espressi da mons. Schneider sulla Nuova Messa di Paolo VI.  Riporto anche la spiegazione del mistero della Transustanziazione da lui fornita, secondo la dottrina tradizionale della Chiesa, esemplare per chiarezza e precisione:  la Transustanziazione di Nostro Signore è un altro dei dogmi oggi impunemente calpestati.  Tutte le parti del presente testo fra parentesi quadre sono mie, oltre a quelle che raccordano gli estratti fra loro.  

 

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1. La crisi della Chiesa si origina dal suo interno e ha il suo centro nel grave indebolimento della Celebrazione Eucaristica.

 

“Domanda : Lei crede che l’attuale crisi nella Chiesa sia in qualche misura provocata dalla Santa Sede stessa?

Risposta :  È un fatto che la Santa Sede abbia posto in atto una serie di misure che hanno indebolito considerevolmente l’integrità della regola della preghiera (lex orandi), della fede (lex credendi) e della regola di vita (lex vivendi).  Il drastico cambiamento del millenario rito della Messa attuato da papa Paolo VI ha senza dubbio attenuato il carattere essenzialmente sacrificale, cristocentrico e latreutico della Messa, spostandolo più nel senso di un banchetto fraterno e di un incontro di preghiera incentrato sulla comunità, che dal punto di vista fenomenico è più simile ai servizi di preghiera protestanti.”  (Op. cit., p. 187)

[Osservazione del relatore, ossia di PP :  non mi sembrano bordate da poco, anche se dette in tono pacato e con un linguaggio misurato. Praticamente egli accusa la Santa Sede di aver “indebolito l’integrità” della preghiera, della fede, del modo di vivere cattolico: insomma, di tutte le componenti essenziali del nostro quotidiano esser cattolici praticanti.

Per ciò che riguarda la Messa, il concetto che mons. Schneider ha voluto esprimere è chiarissimo: la Nuova Messa in volgare ha spostato il significato della vera Messa cattolica, facendovi emergere il banchetto fraterno tipico dei Protestanti, incentrato sulla comunità.  La quale in realtà, mi permetto di aggiungere, la Domenica e le Feste comandate si riunisce, sotto la semplice presidenza di un sacerdote, soprattutto per celebrare l’attesa del ritorno del Cristo glorioso, un’attesa cui tutta l’umanità, nonostante sia e resti irredenta, è invitata a partecipare.  Ciò si deduce anche dalle modifiche apportate al testo della Consacrazione, dal quale è stato tolto il misterium fidei, separandolo dalla misericordia per i nostri peccati ottenutaci dalla Croce e connettendolo ad un’attesa escatologica sulla venuta di Cristo, proclamata dai fedeli e dal celebrante subito dopo la Consacrazione.  Insomma, uno “spostamento” che implica o non una “alterazione” del significato genuino della S. Messa di sempre?  E questo, senza che si possa accusare il Novus Ordo di aver modificato le formule della Consacrazione in modo tale da renderle invalide. L’alterazione si è insinuata in modo sottile, opera di alta iniziazione, da far invidia agli Eresiarchi protestanti del passato.]

“Domanda :  C’è un’immagine specifica di cui si servirebbe per descrivere la situazione della Chiesa nell’attuale crisi?

Risposta :  Astenia cardiaca – un cuore malato, indebolito.  La Chiesa è il Corpo Mistico di Cristo e l’Eucaristia ne è il cuore.  Il cuore fornisce sangue ed energia al corpo.  A oltre 50 anni dal Concilio, specie con la nuova forma della Messa, che grazie alla sua struttura indeterminata ha aperto la porta a una varietà di celebrazioni soggettiviste e specialmente alla pratica della comunione sulla mano, stiamo soffrendo una sorta di malattia cardiaca spirituale nella Chiesa.  C’è un’espressione medica che indica il cuore debole:  mancamento, astenia cardiaca.  Ai nostri giorni la Chiesa soffre di una violenta “cardiopatia” eucaristica e così l’intero corpo si ritrova anemico e privo di energia.

Mai nella bimillenaria storia della Chiesa erano state perpetrate analoghe orribili offese contro il Santissimo Sacramento, tante banalizzazioni del sacrificio della Messa da parte del clero e dei fedeli, come al nostro tempo.  La “riforma” della liturgia e la sua applicazione hanno avuto l’effetto di desacralizzare e indebolire la fede nella Presenza reale e nella natura sacrificale della Messa.  Lo vediamo soprattutto nella pratica di ricevere la Santa Comunione nella mano e in piedi, che rivela questa profonda ferita e malattia nella vita della Chiesa odierna.

Durante una conferenza a Parigi, alcuni anni fa, ho evidenziato cinque ferite nella vita liturgica della Chiesa.  Queste cinque ferite sono espressione della cardiopatia eucaristica di cui soffre la Chiesa.  Dobbiamo rinnovare da capo il cuore della Chiesa, che è il culto eucaristico – vale a dire, prendere sul serio Nostro Signore eucaristico e rinnovare il modo di adorare e celebrare la Santa Messa e di trattare l’Eucaristia, che è Nostro Signore stesso, specie nel momento sacro e intimo della Santa Comunione.”  (Op. cit., pp. 188-189).  

[Osservazione di PP :  si può “rinnovare” il nostro modo di adorare e celebrare la Santa Messa senza ritornare a celebrarla unicamente nell’unico modo veramente cattolico, ossia secondo il Rito Romano Antico, impropriamente detto “tridentino”, sempre celebrato dai Papi per tanti secoli, il cui canone essi hanno sempre affermato risalire ai tempi apostolici?  Dal momento che la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium sulla riforma liturgica ha introdotto i princìpi rivoluzionari dell’adattamento, della sperimentazione, della creatività, sottoposti al vaglio puramente teorico e in sostanza inane della Santa Sede,  tale “rinnovamento” appare del tutto impossibile in regime di Messa montiniana.]

 

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2. Esemplare esposizione del dogma della Transustanziazione.

Vengo ora all’illustrazione del dogma della Transustanziazione, cosa che spinge mons. Schneider a denunciare ancora una volta la pratica sacrilega della Sacra Ostia data sulle mani dei fedeli, frutto di un “archeologismo” che più falso non potrebbe essere.

Rispondendo ad una domanda di Diane Montagna “sulla presenza reale e la sua importanza”, mons. Schneider afferma innanzitutto che noi “non possiamo esimerci da segni corporali di riverenza e rispetto, perché Egli è presente corporalmente:  il Dio-uomo è veramente presente.  Concreti gesti di culto, adorazione e stupore sono le logiche conseguenze della nostra fede.”

“Domanda :  E quando tralasciamo questi gesti, la fede nel mistero è indebolita?

Risposta :  Sì, quando diminuiamo i segni esteriori di stupore, sacralità e riverenza, di pari passo diminuisce quasi inesorabilmente la nostra fede nella Presenza reale di Nostro Signore e nella Sua Incarnazione.  Queste sono unite tra loro.  Ogni volta che in noi vengono meno il rispetto e la consapevolezza della presenza di Cristo nel sacramento dell’Eucaristia – la Presenza reale, piena, sostanziale e divina – viene meno anche la nostra fede nell’Incarnazione stessa.  La fede nell’Eucaristia e la fede nell’Incarnazione sono inseparabilmente connesse.  Quindi, è un continuo atto di fede nell’Incarnazione e nel soprannaturale perché esso è soprannaturale, perché la divinità è così vicina a noi.  Nel Sacramento dell’Eucaristia, Nostro Signore si è degnato di nascondersi sotto i deboli, esteriori elementi materiali.  In nessun luogo del mondo intero, in tutta la storia del mondo, in tutto l’universo, Dio è tanto vicino, la divinità è tanto vicina alle Sue creature come nel mistero dell’Eucaristia.

Nell’Eucaristia persistono solo gli elementi esteriori della materia, definiti “accidenti”[secondo la terminologia della Scolastica – PP], mentre la sostanza degli elementi è trasformata nella sostanza del Corpo e del Sangue, della sacra umanità di Cristo e, attraverso l’umanità, è presente la stessa Sua divinità.  Nell’Incarnazione, Dio ha inseparabilmente unito la Sua divinità alla nostra natura umana [Nota di PP : si è unito alla nostra natura umana, ma non “in certo modo ad ogni uomo” come recita assurdamente la costituzione conciliare Gaudium et spes, all’art. 22.2, riecheggiando un errore già condannato da S. Giovanni Damasceno, m. nell’AD 749, e dall’Aquinate, Summa Theologiae, III, q. 4, a. 5].  Entrambe le nature sono unite nel Figlio, nella Seconda Persona della Santissima Trinità:  è ciò che definiamo l’unione ipostatica.  Nell’Eucaristia questa unione ipostatica riceve un nuovo aspetto.  Gli accidenti del pane e del vino sono uniti alla sostanza del Corpo e Sangue di Cristo e quindi alla Sua divinità in modo misterioso ed ineffabile.  San Tommaso d’Aquino dice che la divinità di Cristo, per reale concomitanza, è presente nel sacramento: “non avendo la divinità mai lasciato il corpo che aveva assunto, ovunque si trovi il corpo di Cristo, necessariamente c’è anche la Sua divinità; quindi in questo sacramento, necessariamente, c’è anche la divinità di Cristo, in concomitanza del suo corpo.  Pertanto nella professione di fede di Efeso leggiamo:  “Siamo resi partecipi del Corpo e del Sangue di Cristo, non come se prendessimo una carne comune, né quella di un uomo unito a Dio in dignità, ma la vera Carne vivificante del Verbo medesimo””, Summa theologiae, III, q. 76, a. 1, ad 1).

E il Concilio di Trento ha insegnato:  “sotto le specie del pane e del vino c’è la divinità in forza dell’ammirabile unione ipostatica con il Suo corpo e con la Sua anima” (sess. XIII, 3).” (Op. cit., pp. 262-263).

“Domanda :  La prescienza del disonore e del rifiuto che avrebbe subito da coloro che amava non ha contribuito alle Sue sofferenze durante la Sua Sacra Passione?

Risposta :  Credo che nella Sua agonia nell’Orto del Getsemani, Egli abbia visto in anticipo gli incredibili e orrendi sacrilegi contro la Sua Presenza eucaristica.  Credo, soprattutto, che i peggiori sacrilegi siano perpetrati dai sacerdoti, dai Suoi “amici”.  Quando ti ferisce qualcuno che ami, qualcuno che è tuo amico o comunque molto vicino a te, soffri molto di più che se lo avesse fatto un estraneo.  Quando i comunisti e i pagani hanno profanato l’Eucaristia, Cristo non ha sofferto così tanto come quando Egli viene profanato dai Suoi figli, dai Suoi sacerdoti e vescovi.  Non c’è mai stato un periodo storico in cui, all’interno stesso della Chiesa, Nostro Signore eucaristico sia stato trattato in un modo così terribile, profanato e oltraggiato dai Suoi stessi fedeli e sacerdoti, come ai nostri giorni.

Questa situazione è causata principalmente dalla comunione sulle mani.  Secondo un mito diffuso, forse intenzionalmente, dai preti progressisti, nei primi secoli si amministrava la comunione sulle mani per cui dovremmo tornare alla primitiva prassi della Chiesa. È una menzogna, un mito, è propaganda sotto mentite spoglie.  Perché?  L’intento di ritornare a una specifica prassi liturgica antica e non ancora sviluppata è definito “arcaismo liturgico”.  Papa Pio XII ha condannato questa mentalità nella sua Enciclica Mediator Dei, in quanto contraria al senso perenne della Chiesa.  L’archeologismo liturgico è uno degli errori di base dei modernisti, all’interno della Chiesa, e dei protestanti.  Tornare, sostengono, a un’epoca “ideale” della Chiesa, saltare indietro di mille anni.” (op.cit., pp. 264-265).

A questo punto mons. Schneider dimostra la falsità dell’archeologismo penetrato nel rito, grazie alle “riforme” del Vaticano II.

 

3.  Le falsità propugnate dallo “archeologismo liturgico”:  la comunione sulla mano non c’era nella Chiesa primitiva, fu un’invenzione di Calvino.

“È questo  l’errore dei liturgisti:  vogliono tornare al IV o al V secolo.  Ma ne sono passati altri 15 da allora! [Nota di PP :  che la prassi iniziale del Sacro Convivio fosse confusa e desse luogo ad abusi, risulta già dalla I Lettera di san Paolo ai Corinti, ove egli condanna fermamente gli abusi e spiega il significato autentico dell’Eucaristia – 11, 17-31].

Ma anche concretamente c’era un errore nel mito diffuso da loro, perché quella pratica avveniva in modo differente nei tempi antichi rispetto ad ora:  la Santa Eucaristia era ricevuta sul palmo della mano destra e ai fedeli non era concesso toccare la Santa Ostia con le loro dita, ma dovevano chinare la testa sulla mano e assumere il Sacramento direttamente con la bocca, quindi non stando ritti ma profondamente inchinati.

L’attuale prassi consiste nel ricevere l’Eucaristia ritti, prendendola con la mano sinistra.  È qualcosa che i Padri della Chiesa, sul piano simbolico, avrebbero considerato orribile:  come si può prendere il Santo dei Santi con la mano sinistra?  Quindi oggi i fedeli prendono e toccano l’Ostia direttamente con le dita e la portano alla bocca:  questo gesto non era mai stato contemplato in tutta la storia della Chiesa, ma fu inventato da Calvino  - neanche da Martin Lutero.  I luterani ricevevano l’Eucaristia normalmente inginocchiati e sulla lingua, benché ovviamente non avessero la Presenza reale, per la mancanza del sacerdozio valido.  I calvinisti e altre libere chiese protestanti, che non credevano affatto nella Presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, inventarono un rito privo di pressoché tutti i gesti di sacralità e adorazione esteriore, per esempio, ricevendo la “comunione” in piedi e toccando l’”ostia” con le dita per portarla alla bocca come si faceva con il pane comune.  Tuttavia gli anglicani, nonostante l’influenza dottrinale dei calvinisti, solitamente ricevevano la Santa Comunione in ginocchio, ma potevano toccare l’ostia con le dita e metterla in bocca da se stessi.  Naturalmente anche gli anglicani, le cui ordinazioni erano invalide, mancavano della Presenza reale e del sacerdozio.

Domanda :  La maggior parte dei protestanti non crede alla Presenza reale.  Per loro la comunione è pane ordinario che ha un valore soltanto simbolico.

  Per loro era solo un simbolo, come testimonia il loro atteggiamento esteriore verso la comunione.  Durante il Concilio Vaticano II, i cattolici modernisti – soprattutto in Olanda – hanno preso questo rito di comunione dai calvinisti, attribuendolo erroneamente alla Chiesa delle origini, per diffonderlo più facilmente nella Chiesa.  Dobbiamo smantellare questo mito e queste tattiche insidiose iniziate nella Chiesa oltre mezzo secolo fa e che aattualmente si sono riversate a valanga pressoché in tutte le chiese del mondo intero, con la sola eccezione di alcuni Paesi cattolici dell’Europa orientale e di alcuni luoghi dell’Asia e dell’Africa.

C’è un altro elemento in questo errore.  Nella Chiesa primitiva le donne non potevano ricevere l’Ostia Santa direttamente sul palmo della mano:  dovevano usare un panno di lino candido.  Gli uomini, a loro volta, dovevano lavarsi le mani prima di accostarsi alla comunione:  era impossibile ricevere il Santo dei Santi con le mani che in precedenza avevano toccato porte e monete.  Oggi la gente va a ricevere il Santo dei Santi dopo aver toccato porte, monete e soldi e chissà cos’altro, con le mani sporche.  Conosco l’obiezione per cui è necessario avere l’anima pulita, non le mani.  Ma, ancora, rifiutare ciò che è corporeo e naturale come irrilevante è un argomento gnostico.  Il lato esteriore e corporeo è importante!  Una persona provvista di buona educazione e senso comune sicuramente saluterà qualcuno di grande importanza con le mani pulite.”  (Op. cit., pp. 266-267).

 

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[Osservazione di PP :   Queste lucidissime, preziose messe a punto di mons. Schneider inducono a qualche spontanea riflessione.  Per esempio, sulle mani sporche dietro le quali si nasconderebbe sempre un’anima pulita.  Certamente, conta la pulizia dell’anima per la salvezza non quella delle mani.  Tuttavia, le cronache ci dicono che alla Messa NO i fedeli ormai solo raramente si confessano. La confessione sacramentale, quella auricolare per intenderci, è in pratica caduta in desuetudine per un gran numero di fedeli.  Di tutti coloro che si accostano a ricevere il Signore sulle mani e in piedi, “con le mani sporche” e senza confessarsi, cosa dobbiamo pensare se non che si accostano al Signore spesso e volentieri anche con l’anima sporca, e fors’anche sozza dei peggiori peccati?   La sciatteria, il tratto irrispettoso e mondano affermatisi nel rito NO favoriscono una partecipazione ugualmente sciatta, irrispettosa, sorda al Trascendente.  Ad esempio, da parte di certi importanti uomini politici, come il Presidente Joe Biden, che fa mostra di esser cattolico praticante  e nello stesso tempo promuove ufficialmente l’abortismo e l’omosessualismo in tutte le sue forme, insomma tutta una serie di comportamenti che l’etica cristiana ossia la dottrina perenne della Chiesa ha sempre considerato non solo peccaminosi ma persino aberranti.  Un servizio su LifeSiteNews del 26 luglio 2021, del giornalista Michael Haynes, commentava una foto che ritraeva Biden intento a ricevere la Comunione quel giorno stesso  nella chiesetta prossima alla sua residenza privata nel Delaware, da lui regolarmente frequentata.  Si vede Biden di spalle, di tre quarti, in camicia, mentre il sacerdote gli dà l’Ostia consacrata sulle mani, che non si vedono.  Il comunicante, in piedi, porta pure gli occhiali da sole, di tipo sportivo.  Il tutto ha un’aria piuttosto casual, incredibilmente sciatta, anche nell’atteggiamento del prete.  Il giornalista ci informa che Biden, arrivato in ritardo di 17 minuti sull’inizio della Messa, fissato per le 16:00, se ne è andato dopo 22 minuti.

Ora, questo modo trasandato e irrispettoso di assistere alla Messa e di comportarsi di fronte all’Ostia Consacrata non dimostra forse che la fede nella Presenza Reale non c’è più?  Se ci fosse ancora, il comportamento eucaristico di  tanti fedeli e sacerdoti sarebbe ben diverso, ne sono convinto. 

[Su dogma e scienza, una breve riflessione]  Il dogma della Transustanziazione è stato preso di mira da agguerrite schiere di teologi “progressisti”.  Già appena dopo il Concilio si voleva sostituire il concetto con quello della “trans-significazione”, ispirandosi in qualche modo al fenomenologismo di Edmund Husserl: la “transustanziazione” fenomeno reale ma ineffabile e miracoloso, doveva esser intesa solo come un “significato”, il significato della Consacrazione.  Ridotta quindi a simbolo, in modo da non dispiacere alla scienza del nostro tempo.  Arzigogolati contorcimenti intellettuali al posto delle chiare nozioni aristoteliche di “sostanza” e “accidente”, giustificanti razionalmente la relazione tra essere ed apparire e la loro reciproca differenza, solo perché la Fisica contemporanea, scoprendo il mondo delle particelle, ha reintrodotto l’atomismo nella visione del mondo, facendo ritenere a molti insostenibile la nozione stessa di sostanza. Con la quale si intende l’essenza degli enti, quel carattere intrinseco che li fa essere ciò che sono in modo assolutamente distinto da tutto ciò che non sono (l’humanitas, la cavallinitas, etc. degli Scolastici).

  Il mondo delle particelle sarebbe regolato dal caso, pur costituendo le particelle la materia ordinata che cade sotto i nostri sensi.  Il nesso di materia ed energia (ma la materia sarebbe solo una più densa concentrazione di energia e tra le due non ci sarebbe vera differenza) verrebbe spiegato in modo matematico, con il calcolo infinitesimale e il probabilismo della fisica quantistica:  al posto della sostanza delle cose dobbiamo mettere una “funzione d’onda”, dell’onda costituita dalle varie forme di energia in perenne movimento, le cui proprietà sono modellate su quella elettromagnetica. Insomma, invece dell’essenza delle cose, della loro sostanza voluta da una Mente superiore come loro natura, e quindi in relazione all’idea del fine (l’esistere, non per caso ma per il fine di esser proprio l’ente, l’individuo che si è), troviamo un’equazione matematica, unica e astratta chiave di lettura di un mondo chiuso in se stesso e inteso come figlio del caso. Già nel 1910 il neokantiano Ernst Cassirer, storico della filosofia e filosofo egli stesso di tutto rispetto, scrisse un libro rimasto classico sull’argomento: Concetto della sostanza e concetto della funzione. Ricerche sulle questioni fondamentali della critica della conoscenza [Substanzbegriff und Funktionsbegriff.  Untersuchungen über die Grundfragen der Erkenntniskritik].  Egli mostrava come la tendenza del pensiero contemporaneo fosse nel senso di eliminare il concetto della sostanza servendosi di quello di “relazione”, di tipo appunto “funzionale”.

Non posso ovviamente approfondire qui siffatto argomento. Mi limito ad alcune osservazioni. I cattolici soffrono attualmente di un complesso d’inferiorità nei confronti della scienza, al punto da accettarne le tesi più estreme, potenzialmente distruttive delle nostre verità di fede.  All’immagine del mondo che vuole eliminare il concetto della sostanza e il conseguente rapporto sostanza-accidenti quale rapporto vitale, costitutivo, causalmente connesso, dell’essere stesso degli enti, in quanto entità finite, nello spazio e nel tempo, bisogna replicare che:   dissolvere la realtà della materia nelle particelle di energia dominate dal caso significa ridurre la natura ad una realtà incomprensibile, nel suo modo di essere e operare; significa costringersi ad affermare che l’ordine che pur dobbiamo constatare nella natura, è l’opera del caso!  Ma dal caso, quale ordine può nascere?  Noi vediamo, tanto per fare un esempio, che la crescita di tutto ciò che è organico ha luogo secondo leggi e forme precise, che si arrestano quando l’individuo è cresciuto ossia ha raggiunto la dimensione che (evidentemente) doveva raggiungere.  L’idea compiuta della pianta, possiamo dire, non è già racchiusa nel seme da cui essa si sviluppa, per gradi, metodicamente, secondo una dinamica governata dalle leggi della geometria e della matematica?  Se così non fosse, ogni crescita resterebbe perennemente affidata al caso e sarebbe disorganica al massimo, del tutto priva di forma; anzi, a ben vedere, di crescita non si potrebbe nemmeno parlare, la realtà resterebbe in eterno quella caotica di una materia primigenia, dominata dal caos  dell’energia saettante disordinatamente in ogni direzione.  Non saremmo mai usciti dalla “zuppa cosmica” primordiale, se è esistita.  

Questa riflessione potrebbe essere (credo) utile a chi volesse controbattere i fallaci argomenti del neoatomismo contemporaneo contro la concezione razionale della natura, garantita dalle categorie aristoteliche tradizionali, rielaborate dalla Scolastica.  Nello stesso tempo, non dobbiamo spaventarci del mondo delle particelle naturali, scoperto dalla scienza contemporanea.  Dobbiamo invece cercare di spiegarlo alla luce di una filosofia che non conduca ad una visione in definitiva ganz sinnlos, del tutto priva si senso,  come quella propugnata dalla fisica e dalla filosofia contemporanee.  E forse che la struttura particellare della materia, può impedire a Nostro Signore di esserci come Presenza Reale nell’Ostia consacrata?  Non c’è struttura o forma della materia-energia che possa impedire al Verbo di essere come vuole nella materia-energia, indipendentemente e al di là delle leggi che la regolano, come da noi conosciute, leggi da Lui stesse create (Col  1, 16).]

4.  Ugualmente, non c’era nella Chiesa primitiva la “celebrazione verso il popolo”.

Mons. Schneider demolisce un altro dogma fasullo, imposto dai Novatori con la Nuova Messa: il recupero di una supposta celebrazione verso il popolo nella Chiesa primitiva.

Domanda :  In altri termini, data la nostra natura corporea, per cui conosciamo attraverso i sensi, non possiamo evitare di conformarci a una mentalità antropocentrica se la liturgia è celebrata con il sacerdote e la gente rivolti l’un l’altro mentre Gesù rimane velato e celato nella Santa Eucaristia.

Risposta :  Esattamente.  La forma esteriore del circolo finisce per plasmare la mente. Se continui a dire: ‘ Abbiamo messo Cristo al centro’, ma la realtà fisica non corrisponde a questa affermazione, sei semplicemente incoerente e contraddici la psicologia umana.

Volgersi insieme nella stessa direzione durante la preghiera è un’espressione naturale in tutte le religioni, incluse quelle false [false, perché non rivelate dal vero Dio, Uno e Trino – PP].  Questo fenomeno riflette la sana percezione di un naturale senso religioso.  La grazia presuppone la natura (gratia supponit naturam), tanto più questa espressione esteriore di preghiera è valida nella vera religione.   Sin dal tempo dell’Antico Testamento e poi nel corso dell’intera storia della Chiesa, nella liturgia ufficiale si è sempre pregato con l’intera assemblea rivolta al Signore, rappresentato nell’Antico Testamento dal Santo dei Santi e nel Nuovo dall’Oriente geografico, dalla Croce del Signore, e poi dal tabernacolo in cui Egli è realmente presente.  Anche in alcune basiliche romane con l’abside non orientato in questa direzione, era il celebrante che era rivolto ad Oriente.  Uno studioso di liturgia superficiale prende quest’ultimo dato come prova della prassi di una celebrazione versus populum, rivolti al popolo.  Tuttavia, una simile conclusione è un segno di superficialità e di miopia ideologica.  In un’opera eccellente e davvero magistrale, padre Stefan Heid ha dimostrato in modo convincente, con ampia documentazione, che la prassi costante della Chiesa sin dai tempi apostolici consisteva nel celebrare la Santa Messa ad orientem, cioè con il celebrante e i fedeli rivolti nella stessa direzione.  Raccomando caldamente il suo libro, recentemente pubblicato, Altar und Kirche.  Prinzipien christlicher Liturgie [Altare e Chiesa. Principi di liturgia cristiana].

Domanda :  La basilica di san Pietro non è un esempio di basilica romana con l’abside che geograficamente non è orientato a est?

Risposta :  Sì, poiché la struttura geologica del colle Vaticano ha reso impossibile costruire la Chiesa in altro modo.  La Chiesa romana era sempre molto conservatrice e si atteneva letteralmente alla norma di pregare verso est.  Da studi storici ed archeologici, abbiamo l’evidenza che le chiese del primo millennio avevano l’abside rivolto a est, all’incirca nel 90% dei casi.  Erano rivolte a est anche quando l’altare non era addossato alla parete.  Un altare staccato non è una prova contro l’orientamento, poiché il sacerdote stava comunque davanti a esso rivolto a est, come si fa tuttora nelle chiese orientali.” (Op. cit., pp. 283-284).

Mons. Schneider ricorda poi come l’idea della Messa quale commemorazione dell’Ultima Cena provenga da Lutero, negatore accanito del carattere sacrificale della Santa Messa.

“Domanda :  Il pensiero principale era, dunque, volgersi a est?

Risposta :  Sì.  A Roma c’era una mentalità molto tradizionale, conservatrice.  Anche oggi le Chiese ortodosse si attengono alla norma dell’orientamento dell’abside di una chiesa.  La Chiesa latina ha iniziato nel XVI secolo a permettere eccezioni riguardo all’orientamento dell’abside di una nuova chiesa.  È sempre rimasta la tendenza a volgersi al crocifisso sull’altare, su cui l’abside era incentrato, che sostituiva l’est geografico.

Dobbiamo volgerci al Signore per convertirci a Lui.  L’intera Chiesa deve voltare le spalle al secolarismo, all’immersione nel naturalismo, alla perdita di senso del soprannaturale, alla tendenza antropocentrica.  L’intera Chiesa deve convertirsi una volta ancora e volgersi al Signore durante la liturgia, anche in modo visibile.  La celebrazione della Messa ad Deum (possiamo anche dire ad orientem, ad crucem, ad apsidem) sarebbe il primo e indipensabile passo nel processo di riforma della riforma.  Sostanzialmente rimodulerebbe il modo di pensare del clero e dei laici su quale sia la vera preghiera e il senso della Messa – che è un sacrificio, il divino sacrificio del nostro Redentore sulla Croce e non semplicemente un banchetto religioso o un’istruzione religiosa in stile protestante.

La celebrazione verso il popolo finisce per distruggere la verità centrale che la Messa è sostanzialmente lo stesso sacrificio del Calvario.  La Santa Messa non è la perpetuazione dell’Ultima Cena.  È la perpetuazione sacramentale del mistero della Croce.  Questa verità deve plasmare il nostro atteggiamento e la nostra posizione esteriore. È stato Martin Lutero a iniziare la diffusione dell’eresia eucaristica per cui la Messa  sarebbe una sorta di ripetizione e commemorazione dell’Ultima Cena e non il sacramento del sacrificio della Croce.  L’eresia eucaristica di Lutero che nega il carattere innanzitutto sacrificale della Santa Messa è entrata nell’insegnamento di facoltà teologiche e seminari e nella predicazione di un gran numero di sacerdoti e vescovi.” (Op. cit., pp. 284-285; corsivi miei)

[Conclusione  di PP :  si tenga bene a mente la gravità estrema di quanto affermato da mons. Schneider e sicuramente rispondente al vero, lo dobbiamo constatare ogni giorno, sul dilagare della “eresia eucaristica luterana” nel clero cattolico a tutti i livelli.  Questi sono i risultati del falso ecumenismo promosso dal Concilio e attuato dai papi successivi al Concilio, nessuno escluso!]     

          

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