mercoledì 10 marzo 2021

Crisi dei valori : Dilagano gli aborti multipli nelle Isole Britanniche

 

 

 Crisi dei valori : Dilagano gli aborti multipli  nelle Isole Britanniche – di Paolo  Pasqualucci

Il termine “Isole Britanniche” non si usa più, ufficialmente.   Ma si può ancora impiegare, io credo, per indicare un modo di vivere per certi aspetti comune, in quelle Isole, in quanto derivato dalla mentalità positivista, scientista, e in ultimo atea e materialista con pronunciata tendenza all’edonismo, nella quale si erano gradualmente dissolti i valori (britannici ed imperiali) della società vittoriana,  fiorita in quelle Isole per circa un secolo, dalla fine delle guerre napoleoniche all’inizio della Grande Guerra ossia durante l’apogeo dell'Impero Britannico, dominatore dei mari e dei commerci, modello politico per tutto il movimento liberale europeo. 

Prendiamo la semi-indipendente Scozia, 5,5 milioni di abitanti.  I dati per il 2019, forniti nel 2020 dalla Sanità locale, Public Health Scotland,  sono impressionanti.

Nel 2019 gli aborti volontari sono stati 13.583, ad un tasso del 13,2 per ogni mille donne tra i 15 e i 44 anni.  Questa cifra è la più alta dal 2008, rappresentando un aumento di 297 casi rispetto al 2018, quando gli aborti furono 13.286.

Più della metà delle donne coinvolte nel 2019 erano ventenni.  Il numero di aborti fra le quarantenni è cresciuto stabilmente, da 256 nel 1985 a 581 nel 2019, il livello finora più alto.    Quasi la metà degli aborti del 2019 si effettuò a casa, con la pillola misoprostol.  Le autorità prevedono che il tasso è destinato ad aumentare, anche perché, a causa del Coronavirus-19, il Governo ha autorizzato questa pratica micidiale dell’aborto fai-da-te, a casa, con le pillole abortive.[1]

  Non sono un esperto di  statistiche e di demografia ma mi chiedo:  continuando a questo ritmo, una nazione di soli 5,5 milioni di abitanti quanto tempo ci metterà a sparire dalla scena, ad estinguersi?  È questo che vogliono i Pro-choice?  A parte ogni considerazione morale, si rendono conto i paladini di questa inconcepibile “libertà di scelta” che tale “libertà” comporta fatalmente alla lunga l’autoannientamento fisico delle nazioni che ne subiscono l’esercizio?   Forse non si rendono conto, non riuscendo a vedere le cose da questo punto di vista, che è quello del tutto realistico del bene comune.

La Repubblica d’Irlanda sembra avviata sulla stessa china.  Il 2019 ha visto l’inizio  dell’esercizio del “diritto” di abortire, approvato l’anno precedente da un referendum popolare fortemente condizionato da una pesante e capillare propaganda pro-aborto da parte dei Media e da una mobilitazione massiccia delle organizzazioni pro-choice, fornite di ampi mezzi.  Gli aborti ufficiali sono stati 6.666.  Ad essi ne vanno aggiunti 375, delle irlandesi recatesi comunque in Inghilterra ad abortire, come facevano prima che l’iniqua pratica diventasse legale nel loro Paese, portando il totale a 7.041.  Sino al 2018 le irlandesi andavano ad interrompere le loro gravidanze nel Regno Unito e in Olanda.  Nel 2018 il numero di queste terminations è stato di circa 5000.  Nel 2019 è quindi aumentato di circa il 40% .  C’è stato poi, nel marzo del 2019, il caso drammatico, che ha fortemente  impressionato l’opinione pubblica, di baby Christopher.  I genitori attendevano con gioia la nascita del loro primo figlio.  Ma i medici diagnosticarono che era afflitto da “fatali  malformazioni fetali” e che sarebbe nato praticamente morto.  Il bambino nacque invece perfettamente sano ma abortito grazie al  preventivo consenso ottenuto dai genitori e quindi morto, morto perché abortito e solo per questo motivo.  I medici, con tutta la loro strumentazione ultramoderna, avevano toppato clamorosamente.[2]   L’Irlanda ha 5 milioni di abitanti.  Anche qui, bisogna chiedersi:  inoltrandosi su questa sdrucciolosa china, quanto ci vorrà perché la nazione si estingua?  La domanda vale, ovviamente, per tutte le nazioni nelle quali si concede il libero aborto.

Certo, la presente denatalità non dipende solo dagli aborti.  Dipende anche dall’uso degli anticoncezionali (o contraceptives), che possiamo considerare degli aborti indiretti.   E dipende da tutto il modo di vivere occidentale di  oggi, che vediamo pervaso da un edonismo assoluto, annichilente, sempre più accanito contro la famiglia tradizionale, secondo natura,  come se fosse posseduto da un inarrestabile cupio  dissolvi.  Ma l’aborto resta comunque il dato di fatto più rilevante e non solo sul piano simbolico.

Se poi andiamo a scomporne i dati, per esempio quelli forniti nel 2019 per il 2018 dalle autorità sanitarie del Regno Unito, ne viene fuori un quadro che definire drammatico è un semplice eufemismo.   Questi dati del Servizio Sanitario Nazionale britannico (National Health Service)  ricomprendono Inghilterra, Galles, Scozia.  Nel 2018 l’Irlanda del Nord, governata dalla maggioranza calvinista e anti-cattolica, manteneva ancora la legislazione del tempo della Regina Vittoria, che infliggeva parecchi anni di galera per l’aborto volontario.  Calpestando, ma in modo legale, la loro autonomia, il governo britannico del premier Boris Johnson ha di recente imposto ai nordirlandesi di legalizzare finalmente l’aborto, cosa che ha suscitato parecchi e giustificati malumori in quella provincia.  

Di tutti i dati recentemente diffusi, il più impressionante è  costituito dagli aborti multipli fra le minorenni, fenomeno che non possiamo ovviamente ritenere limitato alle Isole Britanniche.   Le cifre non sono state fornite spontaneamente dalle Autorità ma  per ottemperare al dettato della Legge sulla libertà di informazione (Freedom of Information Act), che impone di rispondere ad una pubblica  richiesta di render conosciuti dati di questo tipo, concernenti la salute della popolazione. 

Una portavoce del Movimento Pro-Life (Pro Life Campaign), così ha commentato i dati, in un’intervista del novembre del 2019:

“ A prescindere dal numero di adolescenti che hanno subito aborti multipli, ora sappiamo che 143 donne che hanno abortito l’anno scorso [2018] avevano in precedenza avuto sette o più aborti – un aumento  del 19% sul 2017 e del 27% sul 2016. 

Ciò dimostra in modo inequivocabile che ove l’aborto si sia incardinato nella cultura e sia ampiamente e liberamente praticabile,  donne ancor giovani e donne fragili  diventano vittime di un vero e proprio sfruttamento piuttosto che beneficiarie di una cosiddetta “assistenza sanitaria”.

Descrivere la realtà di ragazze adolescenti che si procurano il loro quarto, quinto e sesto aborto come qualcosa di diverso dallo sfruttamento, significa solamente piegarsi alla crudele e fuorviante menzogna, secondo la quale l’aborto rappresenterebbe  per donne e ragazze la liberazione e un rafforzamento delle loro prerogative femminili.

Questo è il vero volto della cultura dell’aborto: 

-- 172 donne hanno abortito per la settima volta nel 2018 (+ del 26% sul 2016)

--  403 donne hanno abortito per la sesta (+ del 10% rispetto al 2017 e del 33% sul 2016)

--  1.298  donne, incluse cinque adolescenti [teenagers],  hanno avuto il loro quinto aborto  nel 2018 mentre altre 4.389 donne, incluse 23 adolescenti, hanno avuto il loro quarto.

In totale, in Bretagna [in Britain],  nel 2018 ci sono stati 84.258 aborti multipli [repeat abortions], ivi inclusi quelli di 3.332 adolescenti – con un aumento del 7% sul 2017 e dell’11% sul 2016.      

     Possiamo solo sperare – ha concluso la esponente del movimento Pro-life – che queste recenti statistiche vengano recepite come una sconvolgente anticipazione di ciò che ci aspetta, nella nostra società, se non mettiamo in opera alternative vere, sensate per le giovani e le donne in crisi.”[3]

Giustissime parole.  Un’osservazione mi sia tuttavia consentita.  È vero che molte di queste donne fragili ed immature, soprattutto le giovani e giovanissime, sono da un lato “vittime” di una perversa cultura o meglio di una perversa mentalità, da troppo tempo dominante.   Ma questo è solo un aspetto del dramma.   Molte di queste donne, bisogna pur dirlo, sono “vittime”, se vogliamo usare quest’espressione, del tutto consenzienti, nel senso che esse  pur sembrano accettare pienamente, con il loro modo di vivere, i falsi valori della “cultura” dominante, a cominciare appunto da quelli della Rivoluzione Sessuale, alla quale si deve la diffusione sinora vincente della mentalità abortista, in nome di un erroneo ed inaccettabile concetto di libertà individuale; la quale mentalità, non bisogna dimenticarlo,   assurdamente attribuisce alla donna il diritto di disporre come vuole del proprio corpo, aborto compreso,  e quindi vuol includere in questo pseudo-diritto anche l’aberrante autorizzazione a commettere un crimine, del quale sono colpevoli anche tutti coloro che l’incoraggiano o aiutano a perpetrarlo, costituito il crimine dalla soppressione volontaria del bambino che si sta formando dentro di lei, sin dal momento del concepimento.

Per cominciare ad uscire dal baratro occorre quindi un’opera di rieducazione ai valori tradizionali, che sono quelli perenni della nostra tradizione cristiana, in generale e cattolica in particolare:  valori in primo luogo religiosi e morali, in quanto fondati sulle Verità Rivelate della nostra religione.   Tra questi valori, lo sappiamo bene, in luogo preminente si trovano il matrimonio e la famiglia, nel senso appunto tradizionale del termine.   Ma questi valori sono in crisi oggi anche nel cattolicesimo, dato che l’insegnamento stesso della Chiesa (grazie alle “riforme” provocate dall’ambiguo Vaticano II) appare manchevole e contraddittorio nei loro confronti, come nei confronti di altri aspetti della morale cristiana. 

In queste condizioni, chi potrebbe rieducare il popolo e in particolare la gran maggioranza delle donne, riportarle all’ordine ossia ad una concezione del loro ruolo nella società che sia di nuovo in armonia con l’etica cristiana e le autentiche esigenze di una società sana, onesta, prolifica e bene ordinata?   Ad esser sinceri, non si vedono molti educatori o educatrici di questo tipo all’orizzonte, capaci di affrontare il linguaggio sfrenato di femministe e femministi, diventato truculento costume di maggioranza, mediaticamente prevaricatore, concentratissimo nel portare la guerra dei sessi - che è anche  contro Dio, la religione, la Patria - sino alle sue estreme conseguenze, anche a costo di evertere la società dalle fondamenta.   E non ci vorrebbero anche legislatori capaci finalmente di un atto di forza, ossia di sanzionare di nuovo l’aborto come reato, proibendolo, e di smantellare tutto l’allucinante, artificioso sistema delle maternità assistite, surrogate, fertilizzate e chi più ne ha più ne metta, nonché di dichiarare fuori legge gli anticoncezionali, facendoli finalmente sparire dalla circolazione?  Insomma, legislatori che costringessero le donne a tornare alla natura, per ciò che riguarda la procreazione: alla natura, si intende, disciplinata dai sani costumi e dal retto modo di sentire.   Non si educa alla virtù con le sole leggi, ma quest’educazione, soprattutto quando deve ripristinare il significato stesso delle smarrite virtù, non può fare a meno dell’intervento della legge.

Nell’attesa di legislatori di questo tipo, di veri statisti, uomini o donne che siano, aventi sinceramente  a cuore il destino dei loro popoli, registriamo comunque, quale fiamma che, a Dio piacendo, si è accesa nelle tenebre, il sempre più ampio diffondersi in parecchi Paesi occidentali, e in particolare negli Stati Uniti, del Movimento Per la vita, frutto della consapevolezza sempre più lucida della necessità di por fine al crimine che è l’aborto volontario, rovina delle donne e sterminio dei popoli – consapevolezza che sta affiorando in modo sempre più determinato e aperto in tante donne, di ogni ceto e nazione. Di certo, ancora una minoranza, ma corposa e sino a poco tempo fa praticamente inesistente.  Pur prive oggi di vere guide spirituali, sembrano queste donne  pro-life  tornare d’istinto a propugnare i valori della vera femminilità,  ridotta a ludibrio dalla Rivoluzione Sessuale e dalla legislazione contronatura dei nostri attuali governanti euro-americani, che di quella sordida Rivoluzione si sono resi complici.



[1] Per tutti questi dati vedi il Settimanale:  The Irish Catholic (www.theirishcatholic.com), Sept 2020, p. 24.

[2] Dati e notizie apparse all’epoca dei fatti su tutta la stampa irlandese.  Vedi comunque:  The Irish Times, 4 Jul 2020 (irishtimes.com), articolo:  Breda O’Brien, How many other Baby Christopher are there?

[3] Dal quindicinale:  Catholic Voice del 22 novembre 2019, p. 3 (editor@catholicvoice.ie).

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