domenica 7 marzo 2021

Commento Dogmatico del Tempo della Quaresima, tratto dal Messale Romano Ordo Vetus

 

 

Esposizione del “Commento dogmatico” del tempo di Quaresima del P. D.C. Lefebvre O.S.B., tratto dal “Messale Romano”, rito dell’Ordo  Vetus, edizione aggiornata al 1962, stampato da : Edizioni S. Francesco di Sales, Priorato S. Carlo, Via Mazzini, 19,  Monalenghe (TO), 1992 ; pp. 295-297. 

A  cura  di  Paolo  Pasqualucci

 

 

“Il tempo della Settuagesima ci ricorda la necessità di unirci collo spirito di penitenza, all’opera redentrice del Messia.  Il Tempo di Quaresima, col digiuno e le pratiche di penitenza, ci dà modo di associarsi ancor più strettamente ad essa.  Ribelle a Dio, l’anima nostra è infatti diventata schiava del demonio, della carne e del mondo.  In questo santo Tempo la Chiesa ci mostra Gesù nel deserto (1a Domenica di Quaresima)  e nella sua vita pubblica, che combatte per liberarci dalla triplice catena dell’orgoglio, della lussuria e dell’avarizia che si attacca alle creature.  E allorchè Cristo ci avrà, con la sua dottrina e le sue sofferenze, strappati alla nostra cattività e resi alla libertà di figli di Dio, ci darà, a Pasqua, la vita divina che avevamo perduta.  Perciò la liturgia quaresimale, così ricca degli insegnamenti del Maestro e dello spirito di penitenza del Redentore, serviva anticamente per istruire i Catecumeni e per suscitare la compunzione nei pubblici penitenti che aspiravano a risuscitare con Gesù, ricevendo, il Sabato  Santo, i Sacramenti del Battesimo e della Penitenza.  Sono questi i due pensieri che la Chiesa svilupperà durante tutta la Quaresima, mostrandoci nei Giudei infedeli, i peccati che non possono ritornare a Dio, se non associandosi al digiuno di Gesù (Vang. della 1a Dom.), e nei Gentili, chiamati in loro vece,  gli effetti del Sacramento di rigenerazione (Vang. della 2a e 3a Dom.) e dell’Eucaristia nelle anime nostre (Vang. della 4a Domenica).

Nell’Ufficio Divino [con la recita del Breviario] si seguono le letture dell’Antico Testamento (vedi tavola, p. 268).  La prima Domenica di Quaresima l’immagine di Isacco è assorbita dal pensiero di Gesù nel deserto.  Si è del resto già accennato al figlio di Abramo quando, nella Domenica precedente, la Chiesa ha parlato di questo gran patriarca.  Nella seconda settimana di Quaresima la Liturgia legge la storia di Giacobbe che è la figura di Gesù Cristo e della sua Chiesa, che Dio protegge e benedice come fece per questo santo patriarca.  Nella terza settimana di Quaresima, le letture dell’Ufficio trattano di Giuseppe e la Chiesa vede in lui la figura di Cristo e della Chiesa che hanno reso benefici per gli oltraggi e che brillano di speciale splendore per la loro vita purissima.  Finalmente la quarta settimana di Quaresima è consacrata a Mosè che liberò il popolo di Dio e lo condusse verso la terra promessa, figura di quello che Gesù e la sua Chiesa fanno per le anime a Pasqua.  “Al lume del Nuovo Testamento, dice la Liturgia, Dio spiega i miracoli compiuti nei primi tempi, mostrandoci nel Mar Rosso l’immagine del Sacro Fonte e nel popolo liberato dalla servitù dell’Egitto, la figura del popolo cristiano”[Oraz. Dopo la 2a Profezia nella Vigilia di Pentecoste].  Ci prepareremo così, come abbiamo già detto altrove, “a celebrare con la Chiesa il mistero pasquale nelle pagine dei due Testamenti che ci danno la piena intelligenza della grande misericordia di Dio.”[7a Oraz. del Sabato Santo].  

Il Tempo di Quaresima è una specie di grande ritiro fatto dai cristiani di tutto il mondo che si preparano alla Pasqua, e chiuso con la Confessione e la Comunione pasquale.  Come Gesù, ritiratosi dal mondo, ha pregato e digiunato durante quaranta giorni, e ci ha insegnato, con la sua vita di apostolato, come morire a noi stessi, così la Chiesa, durante questa santa Quarantena, ci predica la morte in noi dell’uomo peccatore.  Questa morte si manifesterà nell’ anima nostra per mezzo della lotta contro l’orgoglio e l’amor proprio, con uno spirito di preghiera e una assidua meditazione della parola di Dio:  nei nostri corpi col digiuno, l’astinenza e la mortificazione dei sensi.  E finalmente si manifesterà in tutta la nostra vita con un maggior distacco dai piaceri e dai beni del secolo, che ci farà esser più larghi nell’elemosina [“Chi non può digiunare deve supplirvi con più abbondanti elemosine, in modo da riscattare con queste i peccati che non può guarire col digiuno”, Serm. quaresimale di S. Cesario di Arles, AD 542 – citazione in nota nel testo] – e ci farà astenere dalle feste mondane.  Il digiuno quaresimale, infatti, altro non deve essere che l’ espressione dei sentimenti di penitenza di cui è penetrata l’anima nostra, tanto più occupata delle cose di Dio, quanto più rinunzia ai piaceri dei sensi.  Così per i cuori generosi, questo “tempo favorevole” [Epistola della 1a Dom. di Quaresima] è una sorgente di santa gioia come dimostra ovunque la liturgia di Quaresima.

ELEEMOSYNA – IEIUNIUM – ORATIO – ABSTINENTIA

Questo lavoro di purificazione vien fatto sotto la direzione della Chiesa che unice i nostri patimenti a quelli di Cristo:  i pusillanimi entrano coraggiosamente in lizza appoggiandosi alla grazia di Gesù che non fa loro difetto [Orazione del Mercoledì delle Ceneri, Concedi, p. 307 del MR];  i forti non si inorgogliscono della loro osservanza, perchè sanno che solo la Passione di Gesù li fa salvi e che soltanto “partecipandovi con la loro pazienza se ne applicano i frutti”[ Prologo della Regola di S. Benedetto e Postocom. Della 1a Dom. di Quaresima].

“L’osservanza della Quaresima, dice Papa Benedetto XIV, è il vincolo della nostra Milizia:  per mezzo di questa distinguiamo i nemici della Croce di Gesù Cristo; per mezzo suo allontaniamo dal nostro capo i castighi della collera di Dio;  con essa, protetti dal celeste soccorso durante il giorno, ci fortifichiamo contro i principi delle tenebre.  Se questa osservanza viene a rilassarsi è a tutto detrimento della gloria di Dio, a disdoro della religione cattolica, a pericolo delle anime cristiane; e senza alcun dubbio, questa negligenza diviene fonte di disgrazie per i popoli, di disastri nei pubblici affari e di infortuni in quelli privati.”[Enciclica del 29 maggio 1741].

  

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