giovedì 29 luglio 2021

Crisi della Chiesa : Mons. A. Schneider critico della Messa Novus Ordo

Crisi della Chiesa :   Mons. Athanasius Schneider critico della  Messa Novus Ordo.  Estratti da un recente libro-intervista.

 

La casa editrice Fede  & Cultura ha pubblicato nel novembre del 2020 la traduzione in un unico volume di tre corpose interviste della giornalista  americana Diane Montagna a mons. Athanasius Schneider, tenutesi dal gennaio 2018 al marzo 2019, il cui manoscritto è stato rivisto e completato dall’illustre prelato:  Athanasius Schneider in conversazione con Diane Montagna, Christus vincit.  Il trionfo di Cristo sulle tenebre del nostro tempo, pp. 381, € 25, tr. it. di Stefano Chiappalone.  Le interviste coprono un’ampia gamma di argomenti, dando modo a mons. Schneider di approfondire da par suo i molteplici aspetti della perdurante e grave crisi della Chiesa, che, egli lo sottolinea più volte, è in primo luogo crisi di fede. Si tratta di un libro importante, soprattutto sul piano strettamente religioso, poiché rappresenta la sintesi approfondita di praticamente tutti gli interventi di mons. Schneider in difesa del Deposito della Fede.

Data l’angosciata e nello stesso tempo indignata e determinata reazione dei  cattolici rimasti fedeli alla Tradizione della Chiesa al recente motu proprio di papa Francesco Traditionis custodes, che di fatto mira a far sparire la celebrazione della Messa di rito romano antico, “sdoganata” da Benedetto XVI nel 2007 con il motu proprio Summorum Pontificum, mi sembra opportuno riportare alcuni fra i giudizi negativi espressi da mons. Schneider sulla Nuova Messa di Paolo VI.  Riporto anche la spiegazione del mistero della Transustanziazione da lui fornita, secondo la dottrina tradizionale della Chiesa, esemplare per chiarezza e precisione:  la Transustanziazione di Nostro Signore è un altro dei dogmi oggi impunemente calpestati.  Tutte le parti del presente testo fra parentesi quadre sono mie, oltre a quelle che raccordano gli estratti fra loro.  

 

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1. La crisi della Chiesa si origina dal suo interno e ha il suo centro nel grave indebolimento della Celebrazione Eucaristica.

 

“Domanda : Lei crede che l’attuale crisi nella Chiesa sia in qualche misura provocata dalla Santa Sede stessa?

Risposta :  È un fatto che la Santa Sede abbia posto in atto una serie di misure che hanno indebolito considerevolmente l’integrità della regola della preghiera (lex orandi), della fede (lex credendi) e della regola di vita (lex vivendi).  Il drastico cambiamento del millenario rito della Messa attuato da papa Paolo VI ha senza dubbio attenuato il carattere essenzialmente sacrificale, cristocentrico e latreutico della Messa, spostandolo più nel senso di un banchetto fraterno e di un incontro di preghiera incentrato sulla comunità, che dal punto di vista fenomenico è più simile ai servizi di preghiera protestanti.”  (Op. cit., p. 187)

[Osservazione del relatore, ossia di PP :  non mi sembrano bordate da poco, anche se dette in tono pacato e con un linguaggio misurato. Praticamente egli accusa la Santa Sede di aver “indebolito l’integrità” della preghiera, della fede, del modo di vivere cattolico: insomma, di tutte le componenti essenziali del nostro quotidiano esser cattolici praticanti.

Per ciò che riguarda la Messa, il concetto che mons. Schneider ha voluto esprimere è chiarissimo: la Nuova Messa in volgare ha spostato il significato della vera Messa cattolica, facendovi emergere il banchetto fraterno tipico dei Protestanti, incentrato sulla comunità.  La quale in realtà, mi permetto di aggiungere, la Domenica e le Feste comandate si riunisce, sotto la semplice presidenza di un sacerdote, soprattutto per celebrare l’attesa del ritorno del Cristo glorioso, un’attesa cui tutta l’umanità, nonostante sia e resti irredenta, è invitata a partecipare.  Ciò si deduce anche dalle modifiche apportate al testo della Consacrazione, dal quale è stato tolto il misterium fidei, separandolo dalla misericordia per i nostri peccati ottenutaci dalla Croce e connettendolo ad un’attesa escatologica sulla venuta di Cristo, proclamata dai fedeli e dal celebrante subito dopo la Consacrazione.  Insomma, uno “spostamento” che implica o non una “alterazione” del significato genuino della S. Messa di sempre?  E questo, senza che si possa accusare il Novus Ordo di aver modificato le formule della Consacrazione in modo tale da renderle invalide. L’alterazione si è insinuata in modo sottile, opera di alta iniziazione, da far invidia agli Eresiarchi protestanti del passato.]

“Domanda :  C’è un’immagine specifica di cui si servirebbe per descrivere la situazione della Chiesa nell’attuale crisi?

Risposta :  Astenia cardiaca – un cuore malato, indebolito.  La Chiesa è il Corpo Mistico di Cristo e l’Eucaristia ne è il cuore.  Il cuore fornisce sangue ed energia al corpo.  A oltre 50 anni dal Concilio, specie con la nuova forma della Messa, che grazie alla sua struttura indeterminata ha aperto la porta a una varietà di celebrazioni soggettiviste e specialmente alla pratica della comunione sulla mano, stiamo soffrendo una sorta di malattia cardiaca spirituale nella Chiesa.  C’è un’espressione medica che indica il cuore debole:  mancamento, astenia cardiaca.  Ai nostri giorni la Chiesa soffre di una violenta “cardiopatia” eucaristica e così l’intero corpo si ritrova anemico e privo di energia.

Mai nella bimillenaria storia della Chiesa erano state perpetrate analoghe orribili offese contro il Santissimo Sacramento, tante banalizzazioni del sacrificio della Messa da parte del clero e dei fedeli, come al nostro tempo.  La “riforma” della liturgia e la sua applicazione hanno avuto l’effetto di desacralizzare e indebolire la fede nella Presenza reale e nella natura sacrificale della Messa.  Lo vediamo soprattutto nella pratica di ricevere la Santa Comunione nella mano e in piedi, che rivela questa profonda ferita e malattia nella vita della Chiesa odierna.

Durante una conferenza a Parigi, alcuni anni fa, ho evidenziato cinque ferite nella vita liturgica della Chiesa.  Queste cinque ferite sono espressione della cardiopatia eucaristica di cui soffre la Chiesa.  Dobbiamo rinnovare da capo il cuore della Chiesa, che è il culto eucaristico – vale a dire, prendere sul serio Nostro Signore eucaristico e rinnovare il modo di adorare e celebrare la Santa Messa e di trattare l’Eucaristia, che è Nostro Signore stesso, specie nel momento sacro e intimo della Santa Comunione.”  (Op. cit., pp. 188-189).  

[Osservazione di PP :  si può “rinnovare” il nostro modo di adorare e celebrare la Santa Messa senza ritornare a celebrarla unicamente nell’unico modo veramente cattolico, ossia secondo il Rito Romano Antico, impropriamente detto “tridentino”, sempre celebrato dai Papi per tanti secoli, il cui canone essi hanno sempre affermato risalire ai tempi apostolici?  Dal momento che la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium sulla riforma liturgica ha introdotto i princìpi rivoluzionari dell’adattamento, della sperimentazione, della creatività, sottoposti al vaglio puramente teorico e in sostanza inane della Santa Sede,  tale “rinnovamento” appare del tutto impossibile in regime di Messa montiniana.]

 

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2. Esemplare esposizione del dogma della Transustanziazione.

Vengo ora all’illustrazione del dogma della Transustanziazione, cosa che spinge mons. Schneider a denunciare ancora una volta la pratica sacrilega della Sacra Ostia data sulle mani dei fedeli, frutto di un “archeologismo” che più falso non potrebbe essere.

Rispondendo ad una domanda di Diane Montagna “sulla presenza reale e la sua importanza”, mons. Schneider afferma innanzitutto che noi “non possiamo esimerci da segni corporali di riverenza e rispetto, perché Egli è presente corporalmente:  il Dio-uomo è veramente presente.  Concreti gesti di culto, adorazione e stupore sono le logiche conseguenze della nostra fede.”

“Domanda :  E quando tralasciamo questi gesti, la fede nel mistero è indebolita?

Risposta :  Sì, quando diminuiamo i segni esteriori di stupore, sacralità e riverenza, di pari passo diminuisce quasi inesorabilmente la nostra fede nella Presenza reale di Nostro Signore e nella Sua Incarnazione.  Queste sono unite tra loro.  Ogni volta che in noi vengono meno il rispetto e la consapevolezza della presenza di Cristo nel sacramento dell’Eucaristia – la Presenza reale, piena, sostanziale e divina – viene meno anche la nostra fede nell’Incarnazione stessa.  La fede nell’Eucaristia e la fede nell’Incarnazione sono inseparabilmente connesse.  Quindi, è un continuo atto di fede nell’Incarnazione e nel soprannaturale perché esso è soprannaturale, perché la divinità è così vicina a noi.  Nel Sacramento dell’Eucaristia, Nostro Signore si è degnato di nascondersi sotto i deboli, esteriori elementi materiali.  In nessun luogo del mondo intero, in tutta la storia del mondo, in tutto l’universo, Dio è tanto vicino, la divinità è tanto vicina alle Sue creature come nel mistero dell’Eucaristia.

Nell’Eucaristia persistono solo gli elementi esteriori della materia, definiti “accidenti”[secondo la terminologia della Scolastica – PP], mentre la sostanza degli elementi è trasformata nella sostanza del Corpo e del Sangue, della sacra umanità di Cristo e, attraverso l’umanità, è presente la stessa Sua divinità.  Nell’Incarnazione, Dio ha inseparabilmente unito la Sua divinità alla nostra natura umana [Nota di PP : si è unito alla nostra natura umana, ma non “in certo modo ad ogni uomo” come recita assurdamente la costituzione conciliare Gaudium et spes, all’art. 22.2, riecheggiando un errore già condannato da S. Giovanni Damasceno, m. nell’AD 749, e dall’Aquinate, Summa Theologiae, III, q. 4, a. 5].  Entrambe le nature sono unite nel Figlio, nella Seconda Persona della Santissima Trinità:  è ciò che definiamo l’unione ipostatica.  Nell’Eucaristia questa unione ipostatica riceve un nuovo aspetto.  Gli accidenti del pane e del vino sono uniti alla sostanza del Corpo e Sangue di Cristo e quindi alla Sua divinità in modo misterioso ed ineffabile.  San Tommaso d’Aquino dice che la divinità di Cristo, per reale concomitanza, è presente nel sacramento: “non avendo la divinità mai lasciato il corpo che aveva assunto, ovunque si trovi il corpo di Cristo, necessariamente c’è anche la Sua divinità; quindi in questo sacramento, necessariamente, c’è anche la divinità di Cristo, in concomitanza del suo corpo.  Pertanto nella professione di fede di Efeso leggiamo:  “Siamo resi partecipi del Corpo e del Sangue di Cristo, non come se prendessimo una carne comune, né quella di un uomo unito a Dio in dignità, ma la vera Carne vivificante del Verbo medesimo””, Summa theologiae, III, q. 76, a. 1, ad 1).

E il Concilio di Trento ha insegnato:  “sotto le specie del pane e del vino c’è la divinità in forza dell’ammirabile unione ipostatica con il Suo corpo e con la Sua anima” (sess. XIII, 3).” (Op. cit., pp. 262-263).

“Domanda :  La prescienza del disonore e del rifiuto che avrebbe subito da coloro che amava non ha contribuito alle Sue sofferenze durante la Sua Sacra Passione?

Risposta :  Credo che nella Sua agonia nell’Orto del Getsemani, Egli abbia visto in anticipo gli incredibili e orrendi sacrilegi contro la Sua Presenza eucaristica.  Credo, soprattutto, che i peggiori sacrilegi siano perpetrati dai sacerdoti, dai Suoi “amici”.  Quando ti ferisce qualcuno che ami, qualcuno che è tuo amico o comunque molto vicino a te, soffri molto di più che se lo avesse fatto un estraneo.  Quando i comunisti e i pagani hanno profanato l’Eucaristia, Cristo non ha sofferto così tanto come quando Egli viene profanato dai Suoi figli, dai Suoi sacerdoti e vescovi.  Non c’è mai stato un periodo storico in cui, all’interno stesso della Chiesa, Nostro Signore eucaristico sia stato trattato in un modo così terribile, profanato e oltraggiato dai Suoi stessi fedeli e sacerdoti, come ai nostri giorni.

Questa situazione è causata principalmente dalla comunione sulle mani.  Secondo un mito diffuso, forse intenzionalmente, dai preti progressisti, nei primi secoli si amministrava la comunione sulle mani per cui dovremmo tornare alla primitiva prassi della Chiesa. È una menzogna, un mito, è propaganda sotto mentite spoglie.  Perché?  L’intento di ritornare a una specifica prassi liturgica antica e non ancora sviluppata è definito “arcaismo liturgico”.  Papa Pio XII ha condannato questa mentalità nella sua Enciclica Mediator Dei, in quanto contraria al senso perenne della Chiesa.  L’archeologismo liturgico è uno degli errori di base dei modernisti, all’interno della Chiesa, e dei protestanti.  Tornare, sostengono, a un’epoca “ideale” della Chiesa, saltare indietro di mille anni.” (op.cit., pp. 264-265).

A questo punto mons. Schneider dimostra la falsità dell’archeologismo penetrato nel rito, grazie alle “riforme” del Vaticano II.

 

3.  Le falsità propugnate dallo “archeologismo liturgico”:  la comunione sulla mano non c’era nella Chiesa primitiva, fu un’invenzione di Calvino.

“È questo  l’errore dei liturgisti:  vogliono tornare al IV o al V secolo.  Ma ne sono passati altri 15 da allora! [Nota di PP :  che la prassi iniziale del Sacro Convivio fosse confusa e desse luogo ad abusi, risulta già dalla I Lettera di san Paolo ai Corinti, ove egli condanna fermamente gli abusi e spiega il significato autentico dell’Eucaristia – 11, 17-31].

Ma anche concretamente c’era un errore nel mito diffuso da loro, perché quella pratica avveniva in modo differente nei tempi antichi rispetto ad ora:  la Santa Eucaristia era ricevuta sul palmo della mano destra e ai fedeli non era concesso toccare la Santa Ostia con le loro dita, ma dovevano chinare la testa sulla mano e assumere il Sacramento direttamente con la bocca, quindi non stando ritti ma profondamente inchinati.

L’attuale prassi consiste nel ricevere l’Eucaristia ritti, prendendola con la mano sinistra.  È qualcosa che i Padri della Chiesa, sul piano simbolico, avrebbero considerato orribile:  come si può prendere il Santo dei Santi con la mano sinistra?  Quindi oggi i fedeli prendono e toccano l’Ostia direttamente con le dita e la portano alla bocca:  questo gesto non era mai stato contemplato in tutta la storia della Chiesa, ma fu inventato da Calvino  - neanche da Martin Lutero.  I luterani ricevevano l’Eucaristia normalmente inginocchiati e sulla lingua, benché ovviamente non avessero la Presenza reale, per la mancanza del sacerdozio valido.  I calvinisti e altre libere chiese protestanti, che non credevano affatto nella Presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, inventarono un rito privo di pressoché tutti i gesti di sacralità e adorazione esteriore, per esempio, ricevendo la “comunione” in piedi e toccando l’”ostia” con le dita per portarla alla bocca come si faceva con il pane comune.  Tuttavia gli anglicani, nonostante l’influenza dottrinale dei calvinisti, solitamente ricevevano la Santa Comunione in ginocchio, ma potevano toccare l’ostia con le dita e metterla in bocca da se stessi.  Naturalmente anche gli anglicani, le cui ordinazioni erano invalide, mancavano della Presenza reale e del sacerdozio.

Domanda :  La maggior parte dei protestanti non crede alla Presenza reale.  Per loro la comunione è pane ordinario che ha un valore soltanto simbolico.

  Per loro era solo un simbolo, come testimonia il loro atteggiamento esteriore verso la comunione.  Durante il Concilio Vaticano II, i cattolici modernisti – soprattutto in Olanda – hanno preso questo rito di comunione dai calvinisti, attribuendolo erroneamente alla Chiesa delle origini, per diffonderlo più facilmente nella Chiesa.  Dobbiamo smantellare questo mito e queste tattiche insidiose iniziate nella Chiesa oltre mezzo secolo fa e che aattualmente si sono riversate a valanga pressoché in tutte le chiese del mondo intero, con la sola eccezione di alcuni Paesi cattolici dell’Europa orientale e di alcuni luoghi dell’Asia e dell’Africa.

C’è un altro elemento in questo errore.  Nella Chiesa primitiva le donne non potevano ricevere l’Ostia Santa direttamente sul palmo della mano:  dovevano usare un panno di lino candido.  Gli uomini, a loro volta, dovevano lavarsi le mani prima di accostarsi alla comunione:  era impossibile ricevere il Santo dei Santi con le mani che in precedenza avevano toccato porte e monete.  Oggi la gente va a ricevere il Santo dei Santi dopo aver toccato porte, monete e soldi e chissà cos’altro, con le mani sporche.  Conosco l’obiezione per cui è necessario avere l’anima pulita, non le mani.  Ma, ancora, rifiutare ciò che è corporeo e naturale come irrilevante è un argomento gnostico.  Il lato esteriore e corporeo è importante!  Una persona provvista di buona educazione e senso comune sicuramente saluterà qualcuno di grande importanza con le mani pulite.”  (Op. cit., pp. 266-267).

 

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[Osservazione di PP :   Queste lucidissime, preziose messe a punto di mons. Schneider inducono a qualche spontanea riflessione.  Per esempio, sulle mani sporche dietro le quali si nasconderebbe sempre un’anima pulita.  Certamente, conta la pulizia dell’anima per la salvezza non quella delle mani.  Tuttavia, le cronache ci dicono che alla Messa NO i fedeli ormai solo raramente si confessano. La confessione sacramentale, quella auricolare per intenderci, è in pratica caduta in desuetudine per un gran numero di fedeli.  Di tutti coloro che si accostano a ricevere il Signore sulle mani e in piedi, “con le mani sporche” e senza confessarsi, cosa dobbiamo pensare se non che si accostano al Signore spesso e volentieri anche con l’anima sporca, e fors’anche sozza dei peggiori peccati?   La sciatteria, il tratto irrispettoso e mondano affermatisi nel rito NO favoriscono una partecipazione ugualmente sciatta, irrispettosa, sorda al Trascendente.  Ad esempio, da parte di certi importanti uomini politici, come il Presidente Joe Biden, che fa mostra di esser cattolico praticante  e nello stesso tempo promuove ufficialmente l’abortismo e l’omosessualismo in tutte le sue forme, insomma tutta una serie di comportamenti che l’etica cristiana ossia la dottrina perenne della Chiesa ha sempre considerato non solo peccaminosi ma persino aberranti.  Un servizio su LifeSiteNews del 26 luglio 2021, del giornalista Michael Haynes, commentava una foto che ritraeva Biden intento a ricevere la Comunione quel giorno stesso  nella chiesetta prossima alla sua residenza privata nel Delaware, da lui regolarmente frequentata.  Si vede Biden di spalle, di tre quarti, in camicia, mentre il sacerdote gli dà l’Ostia consacrata sulle mani, che non si vedono.  Il comunicante, in piedi, porta pure gli occhiali da sole, di tipo sportivo.  Il tutto ha un’aria piuttosto casual, incredibilmente sciatta, anche nell’atteggiamento del prete.  Il giornalista ci informa che Biden, arrivato in ritardo di 17 minuti sull’inizio della Messa, fissato per le 16:00, se ne è andato dopo 22 minuti.

Ora, questo modo trasandato e irrispettoso di assistere alla Messa e di comportarsi di fronte all’Ostia Consacrata non dimostra forse che la fede nella Presenza Reale non c’è più?  Se ci fosse ancora, il comportamento eucaristico di  tanti fedeli e sacerdoti sarebbe ben diverso, ne sono convinto. 

[Su dogma e scienza, una breve riflessione]  Il dogma della Transustanziazione è stato preso di mira da agguerrite schiere di teologi “progressisti”.  Già appena dopo il Concilio si voleva sostituire il concetto con quello della “trans-significazione”, ispirandosi in qualche modo al fenomenologismo di Edmund Husserl: la “transustanziazione” fenomeno reale ma ineffabile e miracoloso, doveva esser intesa solo come un “significato”, il significato della Consacrazione.  Ridotta quindi a simbolo, in modo da non dispiacere alla scienza del nostro tempo.  Arzigogolati contorcimenti intellettuali al posto delle chiare nozioni aristoteliche di “sostanza” e “accidente”, giustificanti razionalmente la relazione tra essere ed apparire e la loro reciproca differenza, solo perché la Fisica contemporanea, scoprendo il mondo delle particelle, ha reintrodotto l’atomismo nella visione del mondo, facendo ritenere a molti insostenibile la nozione stessa di sostanza. Con la quale si intende l’essenza degli enti, quel carattere intrinseco che li fa essere ciò che sono in modo assolutamente distinto da tutto ciò che non sono (l’humanitas, la cavallinitas, etc. degli Scolastici).

  Il mondo delle particelle sarebbe regolato dal caso, pur costituendo le particelle la materia ordinata che cade sotto i nostri sensi.  Il nesso di materia ed energia (ma la materia sarebbe solo una più densa concentrazione di energia e tra le due non ci sarebbe vera differenza) verrebbe spiegato in modo matematico, con il calcolo infinitesimale e il probabilismo della fisica quantistica:  al posto della sostanza delle cose dobbiamo mettere una “funzione d’onda”, dell’onda costituita dalle varie forme di energia in perenne movimento, le cui proprietà sono modellate su quella elettromagnetica. Insomma, invece dell’essenza delle cose, della loro sostanza voluta da una Mente superiore come loro natura, e quindi in relazione all’idea del fine (l’esistere, non per caso ma per il fine di esser proprio l’ente, l’individuo che si è), troviamo un’equazione matematica, unica e astratta chiave di lettura di un mondo chiuso in se stesso e inteso come figlio del caso. Già nel 1910 il neokantiano Ernst Cassirer, storico della filosofia e filosofo egli stesso di tutto rispetto, scrisse un libro rimasto classico sull’argomento: Concetto della sostanza e concetto della funzione. Ricerche sulle questioni fondamentali della critica della conoscenza [Substanzbegriff und Funktionsbegriff.  Untersuchungen über die Grundfragen der Erkenntniskritik].  Egli mostrava come la tendenza del pensiero contemporaneo fosse nel senso di eliminare il concetto della sostanza servendosi di quello di “relazione”, di tipo appunto “funzionale”.

Non posso ovviamente approfondire qui siffatto argomento. Mi limito ad alcune osservazioni. I cattolici soffrono attualmente di un complesso d’inferiorità nei confronti della scienza, al punto da accettarne le tesi più estreme, potenzialmente distruttive delle nostre verità di fede.  All’immagine del mondo che vuole eliminare il concetto della sostanza e il conseguente rapporto sostanza-accidenti quale rapporto vitale, costitutivo, causalmente connesso, dell’essere stesso degli enti, in quanto entità finite, nello spazio e nel tempo, bisogna replicare che:   dissolvere la realtà della materia nelle particelle di energia dominate dal caso significa ridurre la natura ad una realtà incomprensibile, nel suo modo di essere e operare; significa costringersi ad affermare che l’ordine che pur dobbiamo constatare nella natura, è l’opera del caso!  Ma dal caso, quale ordine può nascere?  Noi vediamo, tanto per fare un esempio, che la crescita di tutto ciò che è organico ha luogo secondo leggi e forme precise, che si arrestano quando l’individuo è cresciuto ossia ha raggiunto la dimensione che (evidentemente) doveva raggiungere.  L’idea compiuta della pianta, possiamo dire, non è già racchiusa nel seme da cui essa si sviluppa, per gradi, metodicamente, secondo una dinamica governata dalle leggi della geometria e della matematica?  Se così non fosse, ogni crescita resterebbe perennemente affidata al caso e sarebbe disorganica al massimo, del tutto priva di forma; anzi, a ben vedere, di crescita non si potrebbe nemmeno parlare, la realtà resterebbe in eterno quella caotica di una materia primigenia, dominata dal caos  dell’energia saettante disordinatamente in ogni direzione.  Non saremmo mai usciti dalla “zuppa cosmica” primordiale, se è esistita.  

Questa riflessione potrebbe essere (credo) utile a chi volesse controbattere i fallaci argomenti del neoatomismo contemporaneo contro la concezione razionale della natura, garantita dalle categorie aristoteliche tradizionali, rielaborate dalla Scolastica.  Nello stesso tempo, non dobbiamo spaventarci del mondo delle particelle naturali, scoperto dalla scienza contemporanea.  Dobbiamo invece cercare di spiegarlo alla luce di una filosofia che non conduca ad una visione in definitiva ganz sinnlos, del tutto priva si senso,  come quella propugnata dalla fisica e dalla filosofia contemporanee.  E forse che la struttura particellare della materia, può impedire a Nostro Signore di esserci come Presenza Reale nell’Ostia consacrata?  Non c’è struttura o forma della materia-energia che possa impedire al Verbo di essere come vuole nella materia-energia, indipendentemente e al di là delle leggi che la regolano, come da noi conosciute, leggi da Lui stesse create (Col  1, 16).]

4.  Ugualmente, non c’era nella Chiesa primitiva la “celebrazione verso il popolo”.

Mons. Schneider demolisce un altro dogma fasullo, imposto dai Novatori con la Nuova Messa: il recupero di una supposta celebrazione verso il popolo nella Chiesa primitiva.

Domanda :  In altri termini, data la nostra natura corporea, per cui conosciamo attraverso i sensi, non possiamo evitare di conformarci a una mentalità antropocentrica se la liturgia è celebrata con il sacerdote e la gente rivolti l’un l’altro mentre Gesù rimane velato e celato nella Santa Eucaristia.

Risposta :  Esattamente.  La forma esteriore del circolo finisce per plasmare la mente. Se continui a dire: ‘ Abbiamo messo Cristo al centro’, ma la realtà fisica non corrisponde a questa affermazione, sei semplicemente incoerente e contraddici la psicologia umana.

Volgersi insieme nella stessa direzione durante la preghiera è un’espressione naturale in tutte le religioni, incluse quelle false [false, perché non rivelate dal vero Dio, Uno e Trino – PP].  Questo fenomeno riflette la sana percezione di un naturale senso religioso.  La grazia presuppone la natura (gratia supponit naturam), tanto più questa espressione esteriore di preghiera è valida nella vera religione.   Sin dal tempo dell’Antico Testamento e poi nel corso dell’intera storia della Chiesa, nella liturgia ufficiale si è sempre pregato con l’intera assemblea rivolta al Signore, rappresentato nell’Antico Testamento dal Santo dei Santi e nel Nuovo dall’Oriente geografico, dalla Croce del Signore, e poi dal tabernacolo in cui Egli è realmente presente.  Anche in alcune basiliche romane con l’abside non orientato in questa direzione, era il celebrante che era rivolto ad Oriente.  Uno studioso di liturgia superficiale prende quest’ultimo dato come prova della prassi di una celebrazione versus populum, rivolti al popolo.  Tuttavia, una simile conclusione è un segno di superficialità e di miopia ideologica.  In un’opera eccellente e davvero magistrale, padre Stefan Heid ha dimostrato in modo convincente, con ampia documentazione, che la prassi costante della Chiesa sin dai tempi apostolici consisteva nel celebrare la Santa Messa ad orientem, cioè con il celebrante e i fedeli rivolti nella stessa direzione.  Raccomando caldamente il suo libro, recentemente pubblicato, Altar und Kirche.  Prinzipien christlicher Liturgie [Altare e Chiesa. Principi di liturgia cristiana].

Domanda :  La basilica di san Pietro non è un esempio di basilica romana con l’abside che geograficamente non è orientato a est?

Risposta :  Sì, poiché la struttura geologica del colle Vaticano ha reso impossibile costruire la Chiesa in altro modo.  La Chiesa romana era sempre molto conservatrice e si atteneva letteralmente alla norma di pregare verso est.  Da studi storici ed archeologici, abbiamo l’evidenza che le chiese del primo millennio avevano l’abside rivolto a est, all’incirca nel 90% dei casi.  Erano rivolte a est anche quando l’altare non era addossato alla parete.  Un altare staccato non è una prova contro l’orientamento, poiché il sacerdote stava comunque davanti a esso rivolto a est, come si fa tuttora nelle chiese orientali.” (Op. cit., pp. 283-284).

Mons. Schneider ricorda poi come l’idea della Messa quale commemorazione dell’Ultima Cena provenga da Lutero, negatore accanito del carattere sacrificale della Santa Messa.

“Domanda :  Il pensiero principale era, dunque, volgersi a est?

Risposta :  Sì.  A Roma c’era una mentalità molto tradizionale, conservatrice.  Anche oggi le Chiese ortodosse si attengono alla norma dell’orientamento dell’abside di una chiesa.  La Chiesa latina ha iniziato nel XVI secolo a permettere eccezioni riguardo all’orientamento dell’abside di una nuova chiesa.  È sempre rimasta la tendenza a volgersi al crocifisso sull’altare, su cui l’abside era incentrato, che sostituiva l’est geografico.

Dobbiamo volgerci al Signore per convertirci a Lui.  L’intera Chiesa deve voltare le spalle al secolarismo, all’immersione nel naturalismo, alla perdita di senso del soprannaturale, alla tendenza antropocentrica.  L’intera Chiesa deve convertirsi una volta ancora e volgersi al Signore durante la liturgia, anche in modo visibile.  La celebrazione della Messa ad Deum (possiamo anche dire ad orientem, ad crucem, ad apsidem) sarebbe il primo e indipensabile passo nel processo di riforma della riforma.  Sostanzialmente rimodulerebbe il modo di pensare del clero e dei laici su quale sia la vera preghiera e il senso della Messa – che è un sacrificio, il divino sacrificio del nostro Redentore sulla Croce e non semplicemente un banchetto religioso o un’istruzione religiosa in stile protestante.

La celebrazione verso il popolo finisce per distruggere la verità centrale che la Messa è sostanzialmente lo stesso sacrificio del Calvario.  La Santa Messa non è la perpetuazione dell’Ultima Cena.  È la perpetuazione sacramentale del mistero della Croce.  Questa verità deve plasmare il nostro atteggiamento e la nostra posizione esteriore. È stato Martin Lutero a iniziare la diffusione dell’eresia eucaristica per cui la Messa  sarebbe una sorta di ripetizione e commemorazione dell’Ultima Cena e non il sacramento del sacrificio della Croce.  L’eresia eucaristica di Lutero che nega il carattere innanzitutto sacrificale della Santa Messa è entrata nell’insegnamento di facoltà teologiche e seminari e nella predicazione di un gran numero di sacerdoti e vescovi.” (Op. cit., pp. 284-285; corsivi miei)

[Conclusione  di PP :  si tenga bene a mente la gravità estrema di quanto affermato da mons. Schneider e sicuramente rispondente al vero, lo dobbiamo constatare ogni giorno, sul dilagare della “eresia eucaristica luterana” nel clero cattolico a tutti i livelli.  Questi sono i risultati del falso ecumenismo promosso dal Concilio e attuato dai papi successivi al Concilio, nessuno escluso!]     

          

mercoledì 21 luglio 2021

Crisi dei valori: No al ddl Zan, immorale e liberticida, che si inventa i reati di "omotransfobia" e "misoginia"!

 

 

 

Paolo   Pasqualucci  :  NO AL DISEGNO DI LEGGE ZAN, IMMORALE E LIBERTICIDA, CHE SI INVENTA I REATI DI “OMOTRANSFOBIA”  E  “MISOGINIA”!

 

Al Senato della Repubblica è cominciata ieri 13 luglio 2021 la discussione sul ddl Zan, fortemente voluto dai (Post)comunisti del Partito Democratico, dal partito dei 5Stelle e dai partitini e movimenti loro affini; in pratica, dall’intero e variegato spettro della sinistra italiana, includentte anche quote di cattolici.  Ad esso si oppongono, anche se non all’unanimità, i partiti del Centro-Destra e parte del mondo ecclesiastico.  Questa opposizione fa onore all’Italia, considerando che in altri Paesi simile perversa legislazione già esiste da tempo senza aver trovato la dovuta resistenza.  Tuttavia, l’opposizione non è forte e compatta come dovrebbe:  essa sembra mirare ad una soluzione di compromesso che attenui la portata “liberticida” del decreto, sino a renderla innocqua, più che ad un affossamento dello stesso.  Soluzione a ben vedere illusoria, che sembra tuttavia condivisa dalla Gerarchia cattolica, la quale in tutta questa angosciosa vicenda ha tenuto un profilo piuttosto basso, concentrandosi sulla violazione della libertà (di espressione) della Chiesa più che sulla violazione di principi fondamenentali dell’etica cristiana  -- cosa disdicevole e negativa per la ripulsa di un progetto di legge così apertamente contrario alla legge di natura e divina, che gli Stati non possono in alcun modo permettersi di violare, se vogliono esser graditi al vero Dio e non incorrere nella sua ira.

Grazie all’ospitalità generosamente concessami da Maria Guarini, ripropongo qui, su Chiesa e Postconcilio, a futura memoria, opportunamento adattate,  parti del mio saggio:  Il “regno della donna” ha distrutto i valori tradizionali, Solfanelli, Chieti, 2020, di 98 pagine, € 10,00 – parti tratte dai capp. 7 e 8 rispettivamente, nelle quali mi ero soffermato ampiamente sull’iniquo ddl Zan, inconcepibile senza l’affermarsi del “regno della donna” ossia della ginecocrazia femminista, che ci sta opprimendo dall’esplodere della Rivoluzione Sessuale, dissolutrice degli autentici valori morali e quindi della società e del tessuto stesso etnico delle nazioni.  L’articolo è diviso in due parti.  Nella prima, espongo  il carattere liberticida e moralmente perverso di questo disegno di legge.  Nella seconda, illustro sinteticamente la mancanza di fondamento della pretesa normalità delle tendenze omosessuali e del cosiddetto “transgenderismo”, riportando le dimostrazioni di autorevoli medici e studiosi. 

 

 

 

1.  Il ddl Zan impedisce di condannare il peccato contro natura, che invece mira a propagandare nella scuola e nella società.   

Questo progetto è stato giustamente bollato, da più parti, inclusa la Conferenza Episcopale Italiana, come “liberticida” perché prevede durissime condanne e persino lavoro nei servizi sociali a favore delle comunità lgbt, non solo per chi compia atti discriminatori o violenti o inciti a compierli  nei confronti degli omosessuali o dei bisessuali o dei transgender, ma anche per chi manifesti opinioni considerate “odio” o incitanti all’odio nei loro confronti. 

Il disegno di legge Scalfarotto-Zan (relatore)-Boldrini unifica cinque diverse proposte, presentate negli anni.  Si tratta di un Testo Unico che estende a tutela del mondo lgbt le sanzioni inflitte dalla c.d. Legge Mancino a chi avesse compiuto o istigato a compiere mediante opportuna “propaganda” atti discriminatori o violenti nei confronti delle minoranze per motivi razziali, etnici, religiosi.  Dopo l’introduzione di un articolo detto “salva-idee”, su richiesta del partito Forza Italia di Silvio Berlusconi, dal ddl viene esclusa la sanzione della c.d. “propaganda” per rispettare la libera espressione delle idee anche in questa materia, a norma dell’art. 21 della Costituzione repubblicana.

L’attivista omosessuale Zan, un ingegnere patavino deputato del Partito Democratico, nella sua Relazione, giustifica la necessità delle legge proposta al fine di proteggere “gay, lesbiche, bisessuali e transessuali” dalle minacce,  aggressioni e dai pestaggi, a suo dire numerosi, se non qualificando questi ultimi come “reati d’odio” ossia prodotti dalla cosiddetta omofobia.  Ma, come sottolineato dall’opposizione, egli non ha saputo fornire cifre che giustificassero le sue affermazioni, restando nel generico, trincerandosi dietro l’affermazione che molte aggressioni non vengono denunciate, che le statistiche in materia non sono possibili.  Se non vengono denunciate, lui come fa a sapere che le aggressioni e i pestaggi sono numerosi?  In realtà le cifre ufficiali in proposito mostrano numeri notoriamente bassi:  26,5 segnalazioni in media all’anno dal settembre 2010 al dicembre 2018 (come riportato dal Centro Studi Rosario Livatino).  L’Italia resta un paese civile. Per di più, nel clima di lassismo morale pervadente da decenni tutto l’Occidente, anche da noi c’è oggi ampia tolleranza per il fenomeno omosessuale.

Tanto più ingiustificata appare dunque la pretesa di stabilire il reato di “omofobia”.  La normativa esistente, come fatto rilevare da più parti, è del tutto sufficiente a proteggere il mondo lgbt da insulti, minacce e percosse.  Ma tant’è.  Si vuole dunque punire chi compie o istiga a commettere cosiddetti “atti di discriminazione”, oltre che “per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi” anche per quelli “fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”;  oppure chi compie o istiga a commettere “atti di violenza” o “atti di provocazione alla violenza” oltre che “per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi” anche per motivi fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.  Dove però la normativa attuale (o Legge Mancino) sanziona “la propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico” non vengono aggiunti “il sesso, il genere, l’orientamento sessuale e l’identità di genere”.  Anzi, come si è detto, nel ddl è stato aggiunto l’art. 3, che tutelerebbe la libertà d’opinione in relazione alla proposta normativa.  In tale articolo si afferma che:  ai sensi della presente legge sono consentite la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte”.  Si tratta tuttavia, come ognun può vedere, di una dizione alquanto generica che non fuga per nulla le forti preoccupazioni suscitate da questo ddl.

Come hanno notato gli studiosi del Centro Studi Rosario Livatino, il disegno di legge e la Relazione acclusa dall’On. Zan, non specificano le categorie usate, non ne tentano una definizione.  Non ci illuminano, per esempio, sulla natura degli “atti discriminatori”.  Quali sarebbero?  Ciò significa lasciare al giudice “il potere più ampio, oltre il limite dell’arbitrio, per riempire di senso e di contenuto le categorie adoperate”.[1]  Il quale giudice si troverebbe di fronte, come basilare categoria ermeneutica da applicare, “anche la dimensione multipla o intersezionale della discriminazione e della violenza”; espressione oscura, che viene dal relatore così chiarita:  “la dimensione, cioè, che investe diversi aspetti della personalità allo stesso tempo:  ad esempio, una donna lesbica può subire discriminazione o violenza in quanto donna e in quanto lesbica, o viceversa”.[2]

Ma qual’è la logica di un criterio del genere?  Cerchiamo di fare degli esempi, ricavati, del resto, da situazioni del tutto verosimili, di fatto verificatesi:  1. Una signora non assume una donna come istitutrice per le sue figlie perché viene a sapere con certezza che è lesbica non perché sia una donna, dato che proprio un istitutore di sesso femminile va cercando.  Se si applica la “dimensione multipla e intersezionale” bisogna dire che la lesbica è stata discriminata anche perché donna?  E quindi aumentare la pena?  L’” intersezione” delle discriminazioni appare del tutto assurda, dato che, nel caso di specie,  a) è solo l’omosessualità la causa della sua non-assunzione, non il suo sesso; b) solo una donna può evidentemente essere lesbica.  Oppure:  2. se una madre prende a schiaffi in pubblico (come pure è successo) la lesbica trentenne che le ha sedotto la figlia diciottenne, questa madre può esser condannata per aver compiuto “atti di violenza” sulla donna oltre che sulla lesbica?  Ma una lesbica è per forza una donna e quindi questo raddoppiamento della discriminazione o dell’atto di violenza, appare anche qui pleonastico  ed anzi del tutto incomprensibile.  A meno che la logica che ispira questo ddl non sia quella di spargere il terrore minacciando il maggior danno possibile.

Ha stupito, infatti, la durezza delle pene previste, assai più gravi di quelle contemplate dalla Legge Mancino, alla quale sono state aggiunte sanzioni accessorie, costituite da attività sociali a favore di comunità lgbt, un’imposizione particolarmente umiliante per le persone normali, costituenti ancora la gran maggioranza della popolazione.  Si può esser condannati sino a due a quattro a sei anni di carcere.  Se la condanna è inferiore a due, si può esser costretti ad andare a lavorare gratis per le comunità lgbt, come forma di “rieducazione” evidentemente!   Giustamente, gli studiosi del Centro Livatino sottolineano che un “canone esegetico” come quello della cosiddetta “dimensione multipla e intersezionale” della “discriminazione” farà in modo che “il tot capita tot sententiae” da parte dei giudici “divenga la regola.  E ciò in un contesto non già di accademia, al cui interno dilettarsi su come intendere “l’identità di genere” o l’”orientamento sessuale”:  bensì in un contesto di giustizia penale, che prevede sanzioni fino a un massimo di sei anni di reclusione; sanzioni che, oltre a essere in sé pesanti, permettono di utilizzare strumenti di indagine come le intercettazioni (per le quali è sufficiente un limite sanzionatorio massimo di cinque anni) e imporre misure cautelari restrittive della libertà, fino al carcere.”[3]

La senatrice Laura Boldrini ha affermato che, con l’ articolo cosiddetto “salva-idee”, le legittime opinioni dissenzienti verrebbero salvaguardate, ragion per cui non c’è da aver paura di questa legge.  Ma per l’onorevole senatrice il ddl antiomofobico e antimisoginia andava evidentemente bene anche senza quest’articolo, visto che esso è stato imposto da pressioni esterne; le andava bene che contemplasse anni di galera per chi avesse, putacaso, osato menzionare le severe condanne neotestamentarie dell’omosessualità o semplicemente criticato il carattere delle donne, in quanto tali!  In ogni caso, l’ottimismo della senatrice appare alquanto prematuro, per non dire:  superficiale. 

  Andiamo, infatti, nel particolare.  Limitandoci alla categoria degli “atti discriminatori” interpretabili come “atti di odio” (omofobici o hate crimes) da parte di un giudice in base a questo ddl,  quali potrebbero essere questi atti? Per forza di cose opinioni coinvolgenti i valori fondamentali, opinioni che di per se stesse sempre irritano la controparte, anche se espresse in maniera cortese.  Se dico o scrivo che per me, come cattolico e persona normale, l’omosessualità maschile e femminile, turpibus adflicta conubiis, è in sé un disordine grave che rovina gli individui che ne soffrono e crea il deserto nelle società dove prenda piede, perché, oltre ad altri aspetti negativi (per la morale e la salute pubblica, a causa della diffusione di una malattia come l’AIDS), distrugge la famiglia e non fa più nascere bambini,  quest’opinione dovrebbe esser considerata “omofobica” ossia piena di odio per gli omosessuali e meritevole di condanna ad anni di galera? Ma i nostri politici e legislatori lo possiedono ancora il “senso del diritto”? E, comunque, anche se questa opinione può causare inevitabile irritazione, dove sarebbe qui l’odio?  Se si vogliono ammettere solo opinioni che non irritano nessuno, allora si dica apertamente che si può parlare solo del tempo, o di varia letteratura, o di giardinaggio e simili.  Gli attivisti lgbt non distinguono la condanna del peccato da quella del peccatore, fanno di ogni erba un fascio.  Ma Cristo Nostro Signore e la Chiesa da Lui fondata hanno sempre distinto.  Il Verbo si è incarnato proprio per salvare i peccatori (Mc 2, 17), proprio per questo Egli è sempre severo col loro peccato, affinché se ne rendano conto e tornino sulla retta via.

Se poi affermo che per me questo disordine o vizio, secondo la dizione tradizionale, è una patologia meritevole di cure appropriate, sul  piano strettamente clinico (soprattutto psichiatrico e psico-analitico) e anche su quello, più profondo, dei valori, dello spirito, con l’auspicare la conversione a Cristo del peccatore, per il bene della sua anima:  anche qui, ripeto, dove sarebbe l’odio?  Ma se queste opinioni, che riflettono quanto sempre insegnato dalla Chiesa cattolica sull’argomento nonché l’opinione di moralisti e pensatori, come l’ultimo Platone ad esempio, e l’opinione della gente normale di tutti i tempi, possono rientrare negli “atti discriminatori”, allora l’art. 3 c.d. “salva-idee” altro non è che un inutile orpello, un’autentica presa in giro.

Ma su che base si può affermare che le opinioni, laiche o religiose, di critica e condanna morale del fenomeno omosessuale in tutti i suoi aspetti possono esser fatte rientrare negli “atti discriminatori” del ddl, visto che il contenuto di questi atti è stato lasciato all’interpretazione del giudice?  Su questa base: la maggioranza dei giudici si conformerà inevitabilamente ad una certa prassi sociale nel determinare il carattere “discriminatorio” o meno di questi “atti”.  E nel sociale troverà che questi atti, che le opinioni anche rispettosamente ma fermamente critiche del fenomeno omosessuale, sono proprio quelle che i grandi media, la blogosfera lgbt e omofila condannano nel modo più radicale e non poche volte anche violento, con derisioni, sbeffeggiamenti, insulti, a volte seguìti da azioni fisiche di disturbo, generalmente impunite.  Senza arrivare agli attacchi massicci delle lesbiche organizzate quali forsennate Menadi per devastare e bruciare le chiese in Argentina e in altri paesi sudamericani, difese le chiese (a volte) da passive catene umane di fedeli, quasi tutti uomini; senza arrivare (ancora) a questo, un esempio di intolleranza anticattolica da parte della comunità lgbt lo abbiamo di recente avuto nel noto episodio accaduto nel paese di Lizzano (TA), il 14 luglio 2020.

Il locale parroco aveva consentito ad un gruppo di preghiera di organizzare dentro la sua chiesa una veglia di preghiera per invocare l’aiuto divino affinché venisse bloccato l’iter del ddl Zan.  Scopo perfettamente lecito per dei cattolici, dal momento che la figura di reato ipotizzata dal ddl trasformerebbe in fattispecie criminosa anche l’insegnamento del Catechismo sull’omosessualità.  Ma, come è noto, attivisti con la bandiera dell’arcobaleno hanno cominciato a disturbare rumorosamente dalla piazza prospiciente la chiesa.  Allora il parroco, preoccupato, ha chiamato  a protezione i carabinieri che hanno proceduto, come da prassi, a identificare i disturbatori.  Ciò ha provocato l’intervento polemico del sindaco, di sesso femminile, che ha invitato i carabinieri a schedare piuttosto chi era dentro la chiesa, come se la veglia di preghiera regolarmente autorizzata e in un luogo chiuso fosse un’attività che disturbasse l’ordine pubblico!  Questa stessa persona ha poco dopo emesso comunicati on line dichiaratamente omofili nei quali eccepiva sui contenuti di questa veglia di preghiera.  Ma l’atteggiamento del sindaco è stato superato dal commento in rete di un attivista lgbt, membro di una “piattaforma” gay cattolica (ci sono anche queste, evidentemente, a riprova del fatto di quanto sia oggi tollerata l’omosessualità nella nostra società, persino dalla Gerarchia cattolica).

Mi dispiace per il parroco di Lizzano, ma questa è precisamente una di quelle azioni che giustamente la legge Zan potrebbe punire.  Perché sfido chiunque a credere che si tratti davvero di una preghiera da non considerare come gesto provocatorio e di istigazione all’odio.  Fateli pure, i vostri rosari blasfemi.  Saranno gli ultimi”.[4]   

Dunque:  l’attivista glbt può permettersi di apostrofare noi cattolici in maniera arrogante e offensiva, e di dileggiare in maniera questa sì blasfema la recita del S. Rosario.  Ma la cosa che colpisce è che, secondo l’autentica dello spirito del ddl Zan fornita da costui, ci si deve rifiutare di credere che quei Rosari fossero preghiere e non invece “un gesto provocatorio e di istigazione all’odio”.  Quella veglia di preghiera si limitava a supplicare il Signore, tramite l’intercessione della Santissima Vergine, di non lasciar passare un decreto il cui contenuto non poteva essere accettato da chi fosse rimasto cattolico credente e coerente, in quanto giustificante il peccato contronatura, secondo la dizione tradizionale, ossia un comportamento di per sé gravememente contrario alla morale cristiana, alla legge divina e naturale. Ora, una tale supplica, che si effettuava in luogo chiuso e di proprietà della Chiesa, era o no perfettamente lecita secondo l’art. 21 della Costituzione?  Impetrata per non far passare un disegno di legge proponente una normativa a difesa di quelli che per i cattolici sono e restano peccati gravi e tale da impedire praticamente l’insegnamento dell’etica cristiana, racchiuso nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Dove stanno qui la provocazione e l’istigazione all’odio?  La realtà è che, come si è detto, ogni osservazione loro rivolta sul piano dei valori, ribadente princìpi non negoziabili, è sentita dagli attivisti lgtb come cosa insopportabile, vera e propria istigazione all’odio nei loro confronti.   Ma valga il vero: nel caso di specie, l’unica istigazione all’odio è stata quella dell’attivista lgbt il quale si augura in toni sprezzanti che la futura legge Zan possa chiudere la bocca, infliggendo loro anni di galera, a tutti quei devoti che pregano affinché non siano violati i divini comandamenti e la Chiesa non sia perseguitata.  Abbiamo qui un invito piuttosto esplicito alla persecuzione dei cattolici, tipico di un “attivismo” che applica sistematicamente il linciaggio mediatico e morale contro le opinioni ad esso sgradite.  Grida sempre più alte della comunità lgbt inveiscono contro la nostra religione perché essa inciterebbe all’odio contro gli omosessuali in generale, in tutte le loro varie configurazioni, per così dire.  Ma è vero il contrario:  il ddl Zan è il tentativo di coagulare in una legge dello Stato l’odio sempre più forte che  la galassia gay e omofila attiva sui social media sembra manifestare ogni giorno di più nei confronti del cattolicesimo.

Ma in questo disegno di legge nuota anche l’avversione delle femministe per il maschio, per l’uomo, in generale.  Non si spiegherebbe altrimenti l’inclusione della misoginia tra le figure di reato da punire. Di questa, i critici del disegno di legge non sembrano tener particolarmente conto, anche perché non emerge in modo distinto dal contesto.  Da dove risulterebbe?  Forse dalle voci sesso”, o “genere”  inserite nella lista delle possibili figure di reato? Atti di discriminazione  o violenti nei confronti di una donna perché donna?  E per ciò che riguarda le opinioni, considerate come “atti di discriminazione”: le critiche alle donne, in quanto tali? Ci rendiamo conto, se questo è il caso, di dove ci stanno portando, recitando sempre la parte delle vittime :  anni di galera per aver detto, poniamo, che le donne non sono portate per il mestiere delle armi né per fare tutti i mestieri degli uomini; sono tendenzialmente isteriche, assai più degli uomini; o bisbetiche; o poco portate all’astrazione, alla speculazione, più intuitive che razionali  e via discorrendo? Ma i misogini non costruiscono stereotipi? Anche ammettendolo, in una certa misura, condannarli come reati non significa  cadere nella farsa?

Volete, dunque, ammettere solo opinioni che non diano fastidio a nessuno e soprattutto ai signori del “politicamente corretto”?

Non ci si accorge del ridicolo nel voler far rientrare la  “misoginia” fra i reati di opinione?  Chi è il misogino se non colui che manifesta un’opinione,   in vario modo e a volte ridicolmente negativa sulle donne e la mantiene? Le preziose ridicole, commedia nella quale Molière mette alla berlina le donne intellettuali, dovremo cassarla dalla letteratura mondiale sotto l’imputazione di esser affetta da “misoginia”?  E La bisbetica domata di Shakespeare?  E la truce Lady Macbeth, è forse un personaggio “politicamente corretto”? E che dire de Le donne in assemblea di Aristofane, satira feroce delle donne al governo degli Stati? In ogni caso, non dovrebbe anche l’opinione del misogino esser protetta dall’art. “salva-idee”?  Anche qui, sarà il magistrato a decidere, interpretando liberamente, se criticare certi aspetti del carattere delle donne o farne la satira meriti anni di galera o meno.

Nessun cattolico che sia veramente tale, ma anche nessun laico di sani princìpi, può condividere un documento come il ddl Zan. E, bisogna pur dirlo, nessuna persona di buon senso.  Dietro l’apparenza di difendere dei poveri perseguitati per tendenze che sarebbero “innate”, bisognosi di “compassione”, di “inclusività”, di “rispetto”, esso promuove una ampia strategia offensiva: mira chiaramente a promuovere, diffondere, accreditare e persino imporre l’omosessualità in tutta la società.   Infatti, come è stato sottolineato dai suoi critici, il progetto di legge chiede l’istituzione di una “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati  dall’orientamento sessuale etc.” (art. 5 del testo unico).  E per questa giornata, che dovrebbe aver luogo il 17 di maggio di ogni anno, si dovrebbero organizzare  “cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile, anche da parte delle amministrazioni pubbliche, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado..” (art. 5, co. 3). Riappare dunque lo spettro della c.d. “educazione gender” nelle scuole “di ogni ordine e grado”; in sostanza, la corruzione della gioventù sin dalle scuole elementari con l’omosessualismo e l’erotismo, promuovendo tra i fanciulli e le fanciulle la c.d. “esplorazione della loro vera identità sessuale” [sic]:  con il far loro praticare la nudità, la masturbazione, i giochi che invitano a scambiare l’identità sessuale, etc.; pratiche infami e ripugnanti frutto di menti torbide, di spiriti malati e deviati, già in fase di attuazione in vari Stati – in Germania le chiamano “educazione alla diversità”; cose  che gridano vendetta di fronte a Dio e agli uomini, suggerite ora anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, un’istituzione che ormai promuove apertamente la corruzione dei costumi su scala mondiale.   

Sono richiesti (all’art. 8 del ddl) anche finanziamenti statali alle comunità lgbt, (le quali già ne godono), nonché statistiche ISTAT almeno ogni tre anni per rilevare “gli atteggiamenti della popolazione” nei confronti della problematica trattata dal ddl Zan. Questo riferimento agli “atteggiamenti” conferma, come sottolineano gli studiosi del Centro Livatino, la “genericità che attraversa l’intero articolato”, cioè l’intero documento, relazione Zan compresa. Che vuol dire, infatti, “atteggiamenti della popolazione”? Quali “atteggiamenti”?[5]  Sono gli “atteggiamenti”, regno del vago e dell’ondivago, cosa della quale dover prender nota  in sede scientifica?

2.  Le menzogne a monte del ddl Zan: che l’omosessualità sia conforme a natura, innata; che il c.d. “transgenderismo” corrisponda ad un orientamento sessuale naturale e consenta cambiare di sesso.

Per completare il discorso in modo organico e completo dal punto di vista della documentazione indispensabile al lettore, vengo ora al secondo punto della mia esposizione, ovviamente strettamente collegato al primo.

Dobbiamo qui confrontarci con le due  f a l s i t à , che oggi tengono campo,  illustrate nel titoletto di questo paragrafo. 

2.1 Il gene gay non è mai stato trovato, l’orientamento sessuale appare fluido e mutevole.

Innanzitutto, la menzogna implicita nel ddl secondo la quale la scienza avrebbe dimostrato che l’omosessualità è in certi soggetti innata, come se fosse un “orientamento sessuale” naturale, da “includere”, “rispettare”, incrementare e proteggere nei confronti dei terzi persino con sanzioni penali particolarmente pesanti.  La scienza fonda le sue certezze biologiche sui cromosomi e sui geni: il cromosoma e il gene dell’omosessualità non sono mai stati trovati.  Le pretese “scoperte” in questo campo, anni fa strombazzate con grande clamore dalla stampa internazionale, non hanno nessuna base scientifica, sono state demolite dagli scienziati seri.  

Nessuno è mai riuscito a dimostrare l’esistenza di un “gene gay” né di un “cervello gay”, nonostante i ripetuti tentativi in questo senso di ricercatori, a loro volta gay dichiarati o notori. Le loro ipotesi non hanno retto all’analisi.  Il mondo scientifico sa benissimo che non si è in alcun modo riusciti a dare consistenza al concetto di “orientamento sessuale” innato, da applicarsi all’individuo praticante l’omosessualità al fine di giustificarlo su base biologica.  A che titolo, allora, l’omosessualità è stata derubricata dalle patologie dalla American Psychiatric Association, nel 1973?  Di sicuro, senza alcuna giustificazione scientifica ma solo sulla base di ingiustificati impulsi emotivi, dovuti ad un malriposto senso di compassione (che, come dice l’antica saggezza, deve rivolgersi al peccatore ma mai al suo peccato).

 Come ha ricordato il dr. Gerard  J.M. van den Aardweg, psicoterapeuta olandese di fama internazionale, specializzato nella cura delle persone omosessuali, “nonostante la presenza dominante dell’ideologia gay nelle istituzioni politiche e accademiche, il British Royal College of Psychiatrists  ha emesso nel 2014 una Presa di posizione ufficiale, che sostiene non esser l’omosessualità una variante innata della sessualità.  Si pensa, invece, che essa sia causata, affermano gli psichiatri britannici, da una combinazione di fattori biologici (fisici) e ambientali.  Ma la Presa di posizione non indica quali siano tali fattori biologici e ambientali, quindi la spiegazione offerta rimane una vaga intuizione senza fondamento scientifico.  Probabilmente, menzionando i fattori biologici essi avevano in mente la vecchia teoria – ostinatamente riproposta – di una certa qual femminizzazione ormonale o cerebrale negli omosessuali, e di una maschilizzazione nelle lesbiche.  Ma il punto è che essi non hanno studiato la mole considerevole dei documenti di ricerca in proposito, nei quali non si trova alcuna prova dell’esistenza di fattori biologici, mentre si possono chiaramente identificare prove riguardanti i fattori ambientali.  Il Royal College non ha nemmeno menzionato i fattori ambientali concreti:  non si conoscevano i documenti che li definiscono o si aveva paura di avventurarsi in un territorio troppo politicamente scorretto?  Infatti, parlare di cause psicologiche sociali dell’omosessualità avrebbe esposto gli psichiatri alle ire della consorteria “pro-gay”.  Ma logicamente, il riconoscimento del fatto che gli elementi ambientali sono necessari affinché sorga un’attrazione nei confronti di persone dello stesso sesso, comporta la negazione della predeterminazione all’omosessualità:  in assenza di fattori ambientali, il desiderio contro natura non prende piede.  Quest’ultimo punto di vista apre quindi prospettive per la prevenzione e il cambiamento.  Ciò che non è innato bensì è la conseguenza di influssi ambientali mediante ciò che si definisce [con termine tecnico] “apprendimento” (esperienze, abitudini, traumi), è in linea di principio suscettibile di cambiamento.  Pertanto, la Presa di posizione respinge uno dei due presupposti chiave della propaganda degli attivisti gay, quello che suona:  “sei nato in quel modo”.  Inoltre, essa mina anche – indirettamente – il loro secondo presupposto:  “l’omosessualità non si può cambiare (o prevenire)”.[6]   

Il dr. van den Aardweg è cattolico, di un orientamento che possiamo definire tradizionale o comunque conservatore.  Se qualcuno ritiene che egli neghi il supposto carattere biologico ossia innato dell’omosessualità perché cattolico “puritano”, “bigotto”, si vada a leggere quanto scrive il celebre neurobiologo inglese Steven Rose, israelita ateo dichiarato e militante, di tendenze che possiamo definire liberal  in senso radicale sul piano etico-politico.  In uno dei suoi ben noti testi divulgativi sul funzionamento del cervello, irride senza tanti complimenti alle ricerche volte a scoprire il gene o il cervello “gay”, affermando che non sono scienza ma pura fantasia, “speculation”, oltretutto imbarazzanti perché, in certi passaggi, sembrano rivelare le “bizzarre fantasie sessuali” che ossessionano la mente del ricercatore.[7]

Anche un illustre psichiatra statunitense, il dr. Paul McHugh, MD, Distinguished Professor of Psychiatry nella Facoltà di Medicina della Johns Hopkins University, ovviamente bestia nera dei “liberals” e “radicals” imperversanti nelle Facoltà di Medicina americane, ha ribadito, con ineccepibili argomenti, l’impossibilità di dimostrare un’origine biologica dell’omosessualità ovvero di considerarla una “orientamento sessuale” naturale.  Data la sua grande competenza, fu prescelto nel ruolo di Amicus Curiae o “amico della Corte”, persona autorevole che informa la Corte Suprema su questioni in discussione che appaiano incerte. Si tratta di un istituto tipicamente americano, al fine di  richiamare l’attenzione della Corte su di un punto che potrebbe risultare trascurato. La Lettera dello Amicus Curiae mira a provvedere la Corte con la conoscenza necessaria per decidere in modo congruo.  In questo ruolo, il prof. McHugh, cattolico praticante, presentò alla Corte Suprema degli Stati Uniti una Lettera invitando quel Consesso a non prendere in considerazione l’orientamento sessuale quale motivo sufficiente ad includere i gay in una categoria meritevole di essere protetta nei suoi “diritti”, incluso quello di contrarre “matrimonio” con persone dello stesso sesso.  Purtroppo, come sappiamo, la Corte decise altrimenti, nel giugno del 2015, durante la Presidenza dell’omofilo e abortista Barak Obama, con una maggioranza di 5 a 4, stabilendo che nessuno Stato dell’Unione potrà rifiutarsi di riconoscere a quelli che abbiano celebrato il cosiddetto “matrimonio” omosessuale gli stessi diritti dei quali godono le persone regolarmente sposate.

Come sosteneva il suo argomento il prof. McHugh?  Estraggo dalla Lettera:  “Egli compare in veste di amicus per discutere se l’orientamento sessuale, allo stesso modo della razza e del genere, sia una categoria chiaramente definibile (discreta) oppure una caratteristica immutabile e definita.  Questi fattori sono rilevanti se questa Corte dovesse dichiarare l’orientamento sessuale una possibile nuova classe da prendere in considerazione.  Basandosi sullo stato corrente della ricerca scientifica, ne conclude che l’orientamento sessuale non rientra in nessuno dei due [fattori]”.[8]     

E perché il cosiddetto “orientamento sessuale” non rientra?  Prosegue l’Autore:  “L’individualizzabilità [discreteness] necessaria a costituire una classe ben definita richiede come minimo che un gruppo o un tratto sia chiaramente definito.  Ciò non è possibile per l’orientamento sessuale.  Una rassegna degli studi scientifici [sul tema] dimostra che non vi è consenso tra gli studiosi su come definire l’orientamento sessuale, sicché le varie definizioni proposte dagli esperti danno in sostanza vita a classi diverse.  Mentre la razza e il sesso sono ben definiti e capiti come tali, nonostante la credenza popolare in contrario l’orientamente sessuale resta una classificazione contestata e indeterminata”.[9] 

  Circa l’altra caratteristica invocata dalla propaganda degli attivisti gay, ovvero che il tratto omosessuale debba potersi considerare immutabile dalla nascita, come se fosse per l’appunto innato e immodificabile da fattori esterni, diversi autorevoli studiosi (sto citando sempre il prof. Paul McHugh) sono giunti alla conclusione che “i fattori genetici hanno un’influenza piccola o del tutto nulla sull’orientamento sessuale”.  Anzi, “ci sono sostanziali prove indirette dell’influenza di un modello sociale nei confronti degli individui coinvolti”.  Diversi studi, “hanno trovato forti correlazioni tra l’orientamento sessuale e fattori esterni quali la situazione familiare, l’ambiente, le condizioni sociali, elementi tutti la cui azione è impossibile inquadrare nelle teorie sull’origine biologica dell’omosessualità.”[10]

Pertanto, continua la Lettera alla Suprema Corte, la convinzione diffusa popolarmente (soprattuto dai media, sottolineo, quasi tutti massicciamente omofili) secondo la quale il cosiddetto orientamento sessuale è “biologically determined”, è del tutto “semplicistica”. In realtà, “non c’è nessuna solida prova a sostenerla, solo indimostrate teorie.”  Anzi, la American Psychiatric Association ha ribadito in modo ufficiale, nel 2012, “che non vi sono studi scientifici confermati che dimostrino una specifica eziologia [causalità] biologica per l’omosessualità.”[11]

 Molti e accurati studi hanno invece dimostrato che l’orientamento sessuale muta.  Si nota nella società americana d’oggi la presenza di un “bisessualismo” sempre più diffuso.  Si è potuto dimostrare che il 50% di appartenenti ad una “minoranza sessuale” come gli omosessuali (che sarebbero il 3,5% della popolazione, ma l’1,8% di loro si considera “bisessuale”), “una volta abbandonata la loro identità eterosessuale, abbiano cambiato l’etichetta della loro identità più di una volta.  Tale elasticità si nota soprattutto nelle donne.”[12]  Il dato in questione risulta da interviste fatte a  30 donne che “avevano speso circa metà della loro vita come eterosessuali, si erano sposate, avevano avuto bambini, per poi darsi al lesbismo una volta raggiunta la mezz’età.  Alcune di loro spiegarono  il loro lesbismo come risultato di un processo di scoperta di se stesse.  Ma un altro gruppo considerava la mutazione più che altro come una semplice scelta tra l’esser lesbica o bisessuale, casta o eterosessuale.”[13]  Osservo:  tutto lo stesso, a quanto pare, dal punto di vista della libera scelta!  Il prof. McHugh non poteva dirlo, in una epistola di quel tipo, ma la c.d. “bisessualità” diffusa tra tutte queste donne (ed anche la pretesa, tardiva “scoperta” dei rapporti saffici), da dove provenivano se non dalla generale corruzione dei costumi ovvero dall’influenza del modo sempre più depravato di vivere che caratterizza le nostre società, afflitte da un morboso e perverso pansessualismo,  nelle quali pertanto si è smarrito il senso del peccato e si mette tutto sullo stesso piano, come se tra il vizio e la virtù non vi fosse differenza alcuna?  Ed anzi, la corruttela viene esaltata e la virtù derisa, in particolare nell’immagine della donna, che si vuole obbligatoriamente “emancipata”, “liberata”, “trasgressiva”, “aggressiva”…

Ma ciò che conta, per chi vuol capire, è che dall’esposizione esatta dei risultati della vera scienza risulta dimostrata la totale infondatezza del concetto base delle pretese degli attivisti omosessuali, quello dell’esistenza di un orientamento sessuale omosessuale dalla nascita ed immutabile (“sono nato/a così”).  La lucida analisi dell’accademico americano lo scardina completamente, dimostrando che esso è del tutto insostenibile alla luce degli studi scientifici degni di questo nome.  Il prof. McHugh e la metodologia  prevalente mettono in rilievo soprattutto i fattori esterni  come causa del fenomeno omosessuale; il metodo terapeutico del dr. Aardweg li completa con l’individuazione dei fattori interni che contribuiscono a provocarlo: le nevrosi cioè il disturbo mentale che prende piede soprattutto nel periodo dell’adolescenza, allorché il soggetto che ne è vittima, per una serie di motivi dovuti solo in parte a rapporti squilibrati con uno dei due genitori, si forma complessi d’inferiorità, di esclusione, di autocommiserazione, che finiscono con il coinvolgere la percezione dellla sua identità sessuale.[14]  

 

2.2  La menzogna dell’effettiva possibilità del cambiamento di sesso (“transition”)

  La seconda grande menzogna che il disegno di legge Zan viene di fatto ad accreditare è quella dell’effettiva esistenza biologica di quello che chiamano “transgenderismo”, esistenza che meriterebbe di essere protetta dalla “transfobia” mediante leggi come quella che si sta appunto cercando di varare in questi giorni al Parlamento italiano.  In verità, è stato giustamente obiettato all’on. Zan che gli atteggiamenti incivili nei confronti dei transgender costituiscono fattispecie di reato già in base alle leggi esistenti.

Che l’omosessualità non abbia un’origine nella natura umana in quanto tale ma sia il frutto di un sentire malato o vizioso (vi sono infatti anche libertini che praticano l’omosessualità per vizio, esemplificati  dalla famosa figura del proustiano Barone di Charlus, trasfigurazione letteraria di un personaggio realmente esistito), ciò sembra evidente anche da quella forma di disturbo deviato nota come transgenderismo.  Anche qui ci illumina un essenziale contributo del prof. McHugh, in un importante articolo divulgativo di sei anni fa.  Oltre che professore universitario per quarant’anni, egli è stato per ventisei Primario del reparto psichiatrico dell’Ospedale della Johns Hopkins.  Ciò gli ha permesso, scrive, “di osservare [scientificamente] persone che affermavano di essere dei transessuali”.[15]

All’inizio erano solo uomini, sia omosessuali che eterosessuali, alcuni dei quali volevano esser operati perché “si eccitavano eroticamente all’immagine di se stessi come donne.”  Poi il fenomeno ha cominciato a coinvolgere le donne.  Negli ultimi quindici anni “è cresciuto in modo esponenziale” tanto che anche adolescenti maschi e femmine “hanno cominciato a presentarsi come appartenenti al sesso opposto” rispetto a quello nel quale sono nati.  Per questi adolescenti, precisa l’Autore, la motivazione non sarebbe erotica. Sono al contrario “spinti da una varietà di conflitti e preoccupazioni giovanili di natura psicosociale.”[16]

Ha dunque preso piede l’idea bislacca secondo la quale il sesso sarebbe appunto “una scelta” dipendente dall’individuo, “una disposizione o un modo di sentire più che un fatto naturale [a fact of nature].  In tal modo, lo si concepisce come una realtà fluttuante, che può cambiare ogni momento per qualsivoglia ragione.”[17]  Ora, ribadisce con estrema chiarezza il prof. McHugh, “l’idea che sia possibile cambiare sesso è del tutto falsa.  Gli uomini transessuali non diventano donne nè le donne transessuali diventano uomini.  Diventano tutti o uomini femminizzati [feminized] o donne mascolinizzate [masculinized].  La loro è una contraffazione poiché in realtà essi non fanno altro che imitare il sesso nel quale “si identificano.””[18]  Questo grave fenomeno, prosegue egli, ha sempre trovato ampia comprensione in Isvezia.  Ma proprio da accurate analisi effettuate in Isvezia, risulta che dieci o quindici anni dopo la “ristrutturazione chirurgica” del loro corpo, molti transessuali si suicidano.  Infatti, “la loro percentuale di suicidi è superiore di venti volte a quella dei loro coetanei [non transessuali].”[19]  L’unico modo corretto, conclude il Nostro, di affrontare questa deviazione è la psicoterapia, anche “di gruppo”, non la chirurgia.  Bisogna convincere i transessuali del grave errore nel quale sono caduti, quello di credere che il sesso non sia un fatto biologico ma solo un modo di sentire individuale, un “orientamento” scelto dal soggetto. “Il transessualismo – o gender dysphoria in termini tecnici – è un fatto psicologico non biologico.” Nella terminologia di psicoterapeuti (aggiungo) come il dr. Aardweg: un disturbo della psiche, una nevrosi, che va trattata con la psichiatria e la psicoanalisi, possibilmente integrate dalla conversione a Cristo.  “La cura dovrebbe proporsi di correggere la natura falsa e indimostrabile della convinzione dei “transessuali” e di risolvere i conflitti psicologici che la provocano.  Con gli adolescenti, il modo migliore sarebbe quello di una cura nell’ambito della famiglia [family therapy].”[20] 

Sull’effettiva possibilità di rovesciare la disastrosa tendenza dominante, il prof. McHugh di dimostrava tuttavia piuttosto pessimista, essendo il “feticcio transgender” protetto e imposto dai Governi, dai Media, dalla grande distribuzione, dalla grande industria.  E oggi, sei anni dopo, nonostante una assai più ampia presa di coscienza del problema grazie anche all’attività di gruppi cattolici conservatori e fedeli alla Tradizione della Chiesa fortemente impegnati sui social media e non solo, attività che ha portato alla denuncia degli orrori della chirurgia transgender, che ha mutilato e rovinato per sempre uomini e donne che vi si sono sventuratamente sottoposti,  non è che la situazione sia molto migliorata. 

Tuttavia noi non disperiamo, spes contra spem, e ci affidiamo alla protezione della Divina Provvidenza per continuare la battaglia in difesa della vera fede cattolica e contro le deviazioni, sempre più aberranti, di un mondo secolare che sembra avere letteralmente perso “il ben dell’intelletto.” 

 

Paolo   Pasqualucci, filosofo  cattolico.

Martedì 14 luglio 2021, S. Bonaventura, Vescovo e Dottore



[2] Op. cit., p. 3/8.

[3] Op. cit., ivi.

[4] Citato dal sito Corrispondenza Romana, che riprende un articolo di Giuseppe Rusconi, apparso sul blog Rossoporpora il 26 luglio 2020, col titolo : Legge omofobia: ancora [non] c’è, ma è come se ci fosse già, p. 3/4.  Mi sono servito anche di Manuela Antonacci, Lizzano, un anticipo del regime Lgbt voluto dal Ddl Zan, sul blog: La Nuova Bussola Quotidiana, del 16 luglio 2020.

 

[5] www.centrostudilivatino.it/ testo-unificato-zan etc., cit., pp. 6-7/8.

[6] Gerard J.M. van den Aardweg, La scienza dice NO.  L’inganno del “matrimonio” gay, 2015, tr. it. di Antonio Marcantonio,  con Presentazione  di  Paolo Pasqualucci, Solfanelli, Chieti, 2016, pp. 32-33. Corsivi miei.  Sul “golpe” che nel 1973 provocò la cancellazione dell’omosessualità dall’elenco delle patologie, vedi il medesimo autore, pp. 34-35.

[7] Steven  Rose, Lifelines.  Life Beyond the Gene, 1997, ediz. interamente riveduta, Vintage, London, 2005, pp. 210-211; pp. 288-291.  A p. 211 l’Autore cita i nomi di altri due scienziati che condividono le sue sferzanti critiche.  Per i tentativi scientificamente inconsistenti agli inizi degli anni Novanta del XX secolo di trovare il “cervello gay” dall’analisi di reperti cerebrali di uomini morti di Aids, pubblicizzati in libri di cassetta, con titoli accattivanti del tipo: The Sexual Brain, o addirittura il “gene gay”: pp. 289-291.  Precise e puntuali critiche ai metodi scientificamente insufficienti di queste pretese scoperte del “gene gay” o del  “cervello gay”, si trovano anche in: Gerard J.M. van den Aardweg, Selbst-therapie von Homosexualität. Leitfaden für Betroffene und Berater, Hännsler, Neuhausen/Stuttgart, 1996, il paragrafo: Homosexualität in den Genen? Im Gehirn?[L’omosessualità nei geni, nel cervello?]”, pp. 34-41.  

[8] Brief Amicus of Dr. Paul McHugh in Support of Respondents, Cockle Law Brief Printing Co., diffusa in rete a cura della American Bar Association www.supremecourtpreview.org., di pp. 29 di testo, precedute da XI pp. con l’indice e la bibliografia. I “respondents” o convenuti in giudizio erano i governatori del Tennessee, del Michigan, del Kentucky, i quali si opponevano alle illegittime richieste “matrimoniali” dei gay, che li avevano pertanto citati in giudizio presso la Corte Suprema.

[9] Brief Amicus Curiae, cit., p. 2.

[10] Op.cit., pp. 15-17.

[11] Op. cit., p. 19.  Cinquant’anni di ricerche in questo senso non sono approdati a nulla (op. cit., pp. 19-20)..

[12] Op. cit., p. 21.  Le stime provenivano da un noto Istituto specializzato dell’Università della California (UCLA) ed  erano frutto della media effettuata su cinque recenti studi sulla popolazione (op. cit., p. 26). 

[13] Op. cit., p. 27. La “castità” va qui intesa come semplice astinenza dai rapporti sessuali, di qualunque tipo, non come virtù cristiana o comunque valore morale.

[14] Sul punto, vedi: Gerard J.M. van den Aardweg,  La scienza dice NO. L’inganno del “matrimonio” gay, cit., capp. 1-4 e le pubblicazioni dell’Autore citate nella Presentazione di questo stesso volume.

[15] Paul McHugh, Transgenderism: a pathogenic meme.  Gender dysphoria should be treated with psychotherapy, not surgery, 18 giugno 2015, www.mercatornet.com/articles/view/transgenderism-a-pathogenic-meme, di tre pagine; p. 1.

[16] Op. cit., pp. 1-2.

[17] Op. cit., p. 1.

[18] Op. cit., p. 2.  Corsivi miei.

[19] Op. cit., ivi.

[20] Op. cit., p. 3.