mercoledì 26 dicembre 2018

26 dicembre 2018: Il volto angelico di S. Stefano Protomartire



IL  VOLTO  ANGELICO DI  S. STEFANO PROTOMARTIRE

Uno dei primi sette diaconi eletti dai discepoli su direttiva degli Apostoli, si chiamava Stefano, “uomo pieno di fede e di Spirito Santo” (At 6, 5).  Fu il primo ad essere ucciso per la vera fede.  Stefano, “pieno di grazia e di fortezza, faceva prodigi e grandi miracoli in mezzo al popolo” (At 6, 8).  Accusato falsamente da alcuni ebrei di aver bestemmiato contro Mosè e contro Dio, fu trascinato a furor di popolo davanti al Sinedrio, l’organo della massima autorità giudaica del tempo.  E qui, precisa S. Luca, che è l’autore degli Atti degli Apostoli, “tutti quelli che se ne stavano assisi, avendo rivolto i loro sguardi fissi sopra di lui, videro la sua faccia come quella di un angelo” (At 6, 15).
 Le false accuse erano simili a quelle precedentemente rivolte contro Gesù Cristo Nostro Signore.  Il diacono Stefano sapeva certamente che stava rischiando la vita.  E tuttavia parlava al Sinedrio con un volto che appariva agli astanti “come quello di un angelo”.  Per opera dello Spirito Santo, il suo volto risplendeva come quello di un Angelo del Signore;  era già circonfuso dello splendore della vita eterna che la testimonianza del sangue gli stava per ottenere, immediatamente.  Sapeva, infatti, che lo avrebbero ucciso non appena, nel respingere in modo argomentato le false accuse contro di lui, avesse proclamato la verità:  la natura divina del Giusto che il Sinedrio stesso aveva messo illegalmente a morte.
“Quali dei profeti non perseguitarono i vostri padri?  Essi uccisero coloro che predicavano la venuta del Giusto, di cui voi, in questi giorni, siete stati i traditori e gli omicidi.  Voi che avete ricevuto la Legge per ministero degli Angeli e non l’avete osservata” (At 7,  52-53).  La conclusione ultima del ragionamento, mentre l’assemblea tutta già “digrignava i denti contro di lui” (ivi, 7, 54), ossia l’attestazione pubblica della natura divina del “Giusto” tradito ed ucciso, gli venne per speciale grazia mediante la famosa visione, dal santo proclamata “con lo sguardo fisso al cielo”, precisa ancora S. Luca.  “Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, con lo sguardo fisso al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù in piedi alla destra del Padre.  E disse: ‘Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio’”(ivi, 7, 55-56). Vide Nostro Signore e vide il Padre, nella sua Gloria!
Agli orecchi di sinedistri accecati dalla vanagloria e dalla superbia e già colpevoli della morte di Gesù Cristo Nostro Signore, quella professione era una bestemmia da punirsi con l’uccisione immediata del reo.  Senza nemmeno pronunciare una formale sentenza, “mandando alte grida, si turarono le orecchie, e tutti insieme si precipitarono contro di lui, lo trascinarono fuori della città e lo lapidarono.  E i testimoni deposero le loro vesti ai piedi di un giovanotto, chiamato Saulo.  E lapidarono Stefano che pregava e diceva:  ‘Signore Gesù, ricevi il mio spirito’.  Poi, piegate le ginocchia, gridò, ad alta voce:  ‘Signore, non imputar loro questo peccato’.  E, ciò detto, spirò.  E Saulo approvava la morte di Stefano” (Ivi, 7, 57-60).  Si tolsero i mantelli per poter  tirare le pietre liberamente, li custodiva il futuro S. Paolo, moralmente complice del misfatto.  Misfatto, perché si condannava un innocente sulla base di false accuse.  Esattamente come con Nostro Signore.  Ma il motivo vero della condanna era la proclamazione della verità rivelata:  la natura divina di Gesù Cristo, consustanziale al Padre, unica porta della salvezza.
Per fortificarlo nell’ora suprema, Dio onnipotente si degnò di mostrargli i cieli aperti e Nostro Signore “in piedi alla destra di Dio nella sua Gloria”.  In piedi, come spiegò S. Gregorio Magno, per incitarlo a tener fermo nella battaglia contro il Nemico del genere umano che era entrato nell’animo dei sinedristi  accecati, ma solo il  corpo poteva fargli togliere:  in piedi, come il condottiero di una schiera invincibile, che invitava a seguirlo, a combattere come Lui aveva combattuto, sino alla fine per render testimonianza alla Verità rivelata e fare in tutto la volontà del Padre, al fine di ottenere il premio incorruttibile della vita eterna.
  Il volto del martire prossimo al supplizio, che già splende della luce degli Angeli, è riflesso esteriore della Gloria divina, concesso in premio dell’interiore splendore dell’anima di Stefano, che brilla anche per la sua pietà e misericordia, quando chiede il perdono per i suoi persecutori, ormai con il corpo fracassato dalle pietre omicide.  La grandezza della Gloria di Dio, che si riflette nel volto angelico, è speculare alla grandezza della misericordia di Dio, che penetra anche tra i malvagi persecutori.  Sull’esempio di santo Stefano dobbiamo dunque sempre pregare, oltre che per tutti i peccatori perché anche noi siamo peccatori, anche per i nostri persecutori, nella speranza che almeno una parte di loro si penta, si converta e si salvi nel Giorno del Giudizio.
“È certo che mentre Stefano veniva lapidato, Saulo stava a guardare i mantelli di coloro che l’uccidevano.  Egli, dunque, uccideva il santo diacono con le mani di tutti, perché rendeva tutti più spediti nel dargli la morte.  Tuttavia, con le sue fatiche apostoliche, Saulo ottenne nella Chiesa di Dio un posto di precedenza rispetto a colui che con le sue persecuzioni aveva reso martire.  Ci sono due cose sulle quali dobbiamo seriamente meditare.  Siccome è detto che molti sono chiamati e pochi gli eletti, il primo dovere è che nessuno presuma di se stesso, perché, quantunque uno sia chiamato, non può sapere se è degno di essere eletto.  Il secondo dovere è che nessuno ardisca disperare del prossimo, anche se lo vede giacere nei vizi, perché non si può sapere quanto sono grandi i tesori della divina misericordia” (S. Gregorio Magno, Omelie sui Vangeli, intr., tr. it. e note di Ovidio Lari, Edizioni Paoline, 1975, p. 200).
Cosa chiedere umilmente a Gesù Cristo Nostro Signore oggi nel giorno anniversario della lapidazione di santo Stefano, protomartire?
Che la mia vita sia il più possibile come quella di santo Stefano, “piena di grazia e di fortezza” nell’esercizio delle virtù cristiane:  che sia una vera vita cristiana, una vita santa in pensieri, parole, opere.
Che anch’io sia aiutato dallo Spirito Santo ad affrontare la persecuzione incombente, ed anzi già iniziata anche in Occidente, “con lo sguardo fisso al cielo”, a gloria dell’unico e vero Dio, Uno e Trino, e a confusione dei nemici della Santa Croce; pur perdonando in cuor mio ai persecutori e pregando per loro, anime perse che andranno tutte all’eterna dannazione, se non si pentiranno del male che avranno fatto e non si convertiranno.
Che mi stia sempre innanzi alla mente il volto del santo diacono protomartire, splendente come quello di un Angelo:  vincendo ogni umana paura con l’aiuto dello Spirito Santo, egli affrontò impavido, da vero miles Christi, la battaglia finale della sua vita terrena, per la Gloria di Dio e la salvezza delle anime.
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Lo splendore angelico del miles Christi si rifletteva certamente sul volto di san Giovanni da Capestrano, il francescano “santo soldato”  quando nel 1546, all’assedio di Belgrado, incitava con ispirata ed infiammata parola l’esercito cristiano guidato da Giovanni Hunyadi alla lotta vittoriosa contro i fortissimi turchi mussulmani, nemici implacabili della fede e civiltà cristiana, e predicava nello stesso tempo la penitenza ai suoi soldati.
Lo splendore angelico del miles Christi si rifletteva certamente sul volto del beato frate cappuccino Marco d’Aviano,  quando anch’egli incitava con ispirata ed infuocata parola alla lotta contro i medesimi turchi assedianti Vienna nel 1683 con un immenso esercito, dove furono disfatti nella sanguinosa battaglia di Kahlenberg da polacchi, lorenesi e austriaci collegati.  Dopo questa vittoria, iniziò il riflusso turco dall’Europa orientale e meridionale, riflusso che si concluse con la dissoluzione finale dell’impero ottomano nel 1918.
San Giovanni da Capestrano, il beato Marco d’Aviano e prima di loro santa Giovanna d’Arco non combattevano direttamente ma si trovavano sempre in prima fila ad incitare i combattenti della giusta causa, che era quella della fede prima ancora che della patria in pericolo.   E del resto la vera fede, come ha bisogno di una Chiesa visibile che la predichi e la mantenga così ha pur bisogno di individui e nazioni che visibilmente la pratichino e la difendano dai nemici, sempre numerosi.  Questi santi, inoltre, non predicarono mai l’odio contro il nemico e si adoperarono intensamente per migliorare il livello morale degli eserciti cristiani, afflitti anch’essi in varia misura, com’era inevitabile, da certe piaghe della vita militare, soprattutto in tempo di guerra (prostituzione, vizio del gioco, ruberie, bestemmie). 
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Profanazioni di crocifissi, statue religiose, chiese sono in forte aumento in tutto l’Occidente e in particolare in Europa mentre imperversa una legislazione anticristiana che appoggia in vari modi le rivendicazioni  perverse della Rivoluzione Sessuale, discriminando e punendo coloro che non vogliano ottemperarvi.  Le prime vittime sono ovviamente i cattolici.  Nei confronti del Cattolicesimo si sta creando in Occidente una situazione che malauguratamente ricorda sempre più quella della Spagna degli anni Trenta del secolo scorso, caratterizzata da quella feroce e sanguinaria persecuzione anticristiana da parte della Repubblica atea, socialista e massonica, che finì col provocare lo scoppio della guerra civile (1936-1939).  Purtroppo, la presente, sinistra situazione è da imputarsi anche ad una Gerarchia cattolica  che  appare sempre più evanescente ed ìmpari al suo còmpito storico.  E non solo ìmpari ma addirittura complice dell’Avversario in certe sue componenti, anche di vertice, come ben sappiamo. Ma non dobbiamo disperare.  Come Santo Stefano Protomartire dobbiamo mantenerci incrollabili nella fede, con lo sguardo fiso in alto, a Nostro Signore che ci sostiene e ci incita nella lotta;  pregare sempre anche per i nostri persecutori e richiedere ogni giorno l’aiuto dello Spirito Santo per continuare ad affrontare l’Avversario frontalmente, sino a scorgerne il bianco degli occhi.
Paolo  Pasqualucci
Mercoledì 26 dicembre 2018, S. Stefano Protomartire    




1 commento:

Anonimo ha detto...

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