giovedì 6 luglio 2017

Crisi della Chiesa: Perseverare nell'azione salvifica iniziatasi con i Dubia

Crisi della Chiesa:  Perseverare nell’azione salvifica iniziatasi con i Dubia

L’improvvisa, dolorosa scomparsa di S. Em. il cardinale Joachim Meisner, avvenuta il 4 luglio scorso, ha destato – è inutile negarlo – un senso di smarrimento.  Il porporato aveva 83 anni, è vero; però ha fatto impressione la subitaneità della morte, non preceduta, a quanto se ne sa, da uno stato di malattia.
I quattro cardinali firmatari dei cinque ben noti Dubia sollevati a proposito di certi sconcertanti passi dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia sull’amore nel matrimonio, si sono ora ridotti improvvisamente a tre, le Eminenze Burke, Caffarra, Brandmüller.  Speriamo, da semplici fedeli, che il luttuoso evento non incida sulla loro determinazione a proseguire con la massima celerità nella loro coraggiosa e benemerita azione salvifica.
Si trovano, ora, alla vigilia del loro terzo intervento, quello decisivo, e forse più difficile, poiché comporta l’affondo dottrinale vòlto a ristabilire la retta dottrina della Chiesa sui sacramenti del matrimonio e dell’Eucarestia. Infatti, dopo aver sollevato il 19 settembre 2016 i cinque ben noti Dubia con questioni fondamentali sulla nostra fede e sulla morale cristiana; dopo aver invano chiesto il 25 aprile 2017 udienza allo stesso Papa, visto il suo perdurante silenzio in merito, aggravato il silenzio da una dichiarazione del cardinale Müller, ancora Prefetto dell’ex Sant’Uffizio, che impropriamente negava ai Dubia ogni sostanziale legittimità;  i tre cardinali sono ora fatalmente tenuti a procedere oltre;  o l t r e , nel senso accennato più di una volta dal cardinale Burke in alcune delle interviste che concede ogni tanto per le esigenze della “buona battaglia” (1 Tm 1,18). 
Sappiamo tutti di cosa si tratta.  Nel perdurante e colpevole silenzio dell’autorità legittima (la Congregazione per la Dottrina della Fede ossia il Papa) mentre la confusione dottrinale e pastorale provocata da certi ben noti passaggi di Amoris Laetitia si diffonde sempre più, i tre cardinali si sono addossati il compito spinoso di supplire loro stessi alla latitanza dell’autorità legittima, con un documento dottrinale che fornisca la risposta ai Dubia, finora mancata.
Tale còmpito è imposto dal gravissimo stato di necessità nel quale versano le anime.  Questo stato non è venuto in essere solo a causa di certe singolari affermazioni di Amoris Laetitia.  Esiste, lo sappiamo tutti, a partire dal pastorale Concilio Ecumenico Vaticano II, con tutte le sue “aperture” e i suoi “accomodamenti” allo spirito del mondo.  La confusione dottrinale e pastorale instauratasi nella Chiesa a partire da quel tumultuoso Concilio, non è mai venuta meno, pur tra alti e bassi, ed ora, con il presente Pontificato, sembra stia raggiugendo la sua acme.
Se un Papa regnante si rifiuta di fare il suo dovere, che è sempre quello di “confermare i fratelli nella fede”(Lc 22, 32) mediante il mantenimento e la difesa del “deposito della fede” con la definizione della retta dottrina e la condanna degli errori (1 Tm 6, 20; 2 Tm 1, 13-14; 4, 2-4), i vescovi e cardinali che lo assistono nel governo della Chiesa (il cui fine, non dimentichiamolo, non è terreno ma soprannaturale, è sempre e solo la salvezza eterna delle anime)  non hanno forse il diritto di intervenire, parlando in vece sua?  Ed anzi, bisogna dire, non incombe su di loro un vero e proprio dovere?  Un dovere imposto dallo stato di necessità, al fine di soddisfare il diritto delle anime  di vedersi impartire un insegnamento sempre conforme alla verità rivelata e mai da essa difforme o addirittura contrario; un insegnamento che sia sempre chiaro, lineare, conforme a quanto sempre insegnato dalla Chiesa nei secoli; limpido e non ambiguo, confuso, fòmite di errori e persino di eresie.
Non sta certamente a noi dare indicazioni alle Eminenze Burke, Caffarra, Brandmüller, su ciò che dovranno dire nel loro documento, comunque lo vorranno chiamare (se Correzione dottrinale, o fraterna o altro).  Possiamo tuttavia affermare sin d’ora, io credo, che il loro documento non potrà certamente limitarsi ad esprimere i “sì” e i “no” pertinenti ai cinque Dubia.  Conterrà sicuramente spiegazioni accessibili a noi fedeli sulle risposte dottrinalmente ineccepibili che i tre cardianli daranno ai cinque quesiti sollevati.  Spiegazioni che approfondiranno quelle da loro apposte ai Dubia stessi, quando resi noti al pubblico dei fedeli.
Fornendo l’interpretazione autentica dei passi controversi di Amoris Laetitia in base alla dottrina di sempre della Chiesa;  ribadendo, pertanto, come ha già fatto la Conferenza Episcopale della Polonia di contro a quelle di Argentina e Germania, che non è assolutamente possibile concedere la Comunione ai divorziati risposati che continuino a convivere more uxorio cioè in stato di peccato grave, dimostrando in tal modo di non essersi pentiti del loro adultèrio né di volersi pentire; riaffermando che conceder loro tale privilegio significherebbe autorizzarli a commetter un ulteriore grave peccato, quello di sacrilegio del Corpo del Signore (1 Cr  11, 26-29);  ribadendo tutto questo e le connesse questioni teologiche e morali, il documento varrà sicuramente anche quale precisa condanna delle ambiguità e degli errori circolanti; condanna che, ci auguriamo tutti, vi sia manifestata anche in forma esplicita.

A coloro che si preoccupano dell’ortodossia dottrinale del grave passo che, a Dio piacendo, i nostri tre cardinali si apprestano a compiere, quasi tale passo implicasse il cadere negli errori del conciliarismo o del semi-conciliarismo, rispondiamo che queste preoccupazioni, pur comprensibili, non hanno in realtà motivo di essere.
Stiamo vivendo, e non da oggi, una crisi eccezionale della Chiesa cattolica, riguardante la dottrina, la pastorale, la fede, i costumi in modo mai visto prima nella bimillenaria esistenza della Chiesa. Una crisi nata dall’interno della Gerarchia, come tutte le grandi crisi di fede del passato.  Lo stato di necessità che si è venuto a creare, stante l’incapacità della Prima Sedes di risolvere la crisi, della quale anzi sembra esser diventata elemento portante, giustifica pienamente un’azione come quella meritoriamente intrapresa dai quattro ed ora tre cardinali.
Lo spirito con il quale essi la compiono è sempre quello del cosiddetto incidente di Antiochia, allorquando san Paolo rimproverò pubblicamente il Beato Pietro, già posto dal Signore risorto a capo della Chiesa nascente (Gal 2, 11:  “Ma quando Cefa venne ad Antiochia, io mi opposi a lui apertamente, perché egli si era reso degno di biasimo”).  Il biasimo del quale si era reso degno san Pietro riguardava l’uso delle pratiche giudaiche di purezza rituale nei rapporti pubblici con i pagani, che san Pietro praticava in pubblico di fronte ai Giudei, subito imitato da altri Apostoli, nonostante fosse cristiano.  Il rimprovero dell’Apostolo delle Genti non si esauriva tuttavia nella pastorale:  esso aveva profonde implicazioni dottrinali, concernenti il rapporto teologico tra cristianesimo e giudaismo, al quale il cristianesimo veniva a sostituirsi completamente come religione universale di salvezza, del tutto svincolata dalle pratiche giudaiche e dallo spirito solo “israelitico” del giudaismo, la cui missione nei confronti dell’umanità da redimere si era compiuta con l’Incarnazione del Verbo.
Ora, se il rimprovero al Papa che sta sbagliando e latita nei suoi doveri d’ufficio, invece che da uno solo proviene da tre, c’è forse una vera differenza?  I tre cardinali sono vescovi, discendenti degli Apostoli.  Come san Paolo, assistono il Papa nel governo della Chiesa universale, in modo diretto e indiretto. 
Erano solo quattro ed ora sono in tre.  “Contro duecento”, cioè contro l’intero collegio cardinalizio, li schernì tempo fa un cardinale di spirito evidentemente conformista.  Ma loro, i conformisti, si trovano in realtà ad esser in duecento contro duemila, i duemila anni di esistenza della Chiesa di Cristo: dietro i quattro ed ora tre cardinali, ci sono tutti i Papi, i teologi ortodossi, i Santi; c’è l’intera Tradizione, l’intero Magistero della Chiesa cattolica; c’è quindi l’intera ed unica Chiesa di Cristo, visibile ed invisibile, il Corpo Mistico, che li sostiene e li incita.

Paolo  Pasqualucci,  giovedì 6 luglio  2017
   

       


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