martedì 20 dicembre 2016

Postilla alla "nota al lettore"


Postilla alla "nota al lettore"

Ho detto, nella "nota" ai miei ipotetici "ventiquattro lettori", del 17 corrente, che questo sito vorrebbe occuparsi soprattutto di filosofia e in particolare della filosofia teoretica, della metafisica.  Ma anche di argomenti come la storia o la politeia.  Quest'ultimo termine puo' apparire oscuro.
E'il termine con il quale i Greci indicavano l'attivita' pratico-teorica concernente la costituzione della polis o Stato, la politica e anche i costumi. Un termine che racchiude molte cose, tutte collegabili alla vita in comune, alla politica e alla morale in senso lato.  In quest'ambito rientrerebbe pertanto anche quella che una volta si chiamava "critica di costume", la critica al modo di vivere corrente di un popolo, di un secolo. Il termine mi sembra caduto in disuso, cosí come l'insegnamento della "filosofia morale" (della speculazione sull'etica nel corso dei secoli) nelle Universita'.  Morale e costume vanno a braccetto.  Se tutte e due scompaiono, come valori riconosciuti da una societa', allora viene meno anche la necessita' del loro insegnamento, come valori appunto, e la possibilita' stessa della loro critica. 
Quindi, interventi nel campo della politeia sarebbero senz'altro auspicabili.  Anche dell'arte bisognerebbe occuparsi, o meglio dell'incredibile stato di decadenza nel quale si trova, in tutti i suoi campi. Perché lo spirito creativo si e' esaurito?  Non sara' perché, avendo smarrito la percezione netta della differenza tra il bene e il male, abbiamo perduto anche il senso del bello?
Un altro campo che sarebbe da coltivare e' quello della religione o meglio dell'analisi della profonda crisi della Chiesa cattolica, sulla quale negli ultimi vent'anni e passa molto ho scritto, in particolare sul pastorale Concilio Ecumenico Vaticano II. 
"La messe e' vasta ma gli operai sono pochi".  Mi sembra comunque doveroso indicare una serie di problemi e campi di ricerca, a prescindere da quel poco che possa offrire il mio limitato contributo. 
Forse qualcuno potrebbe ritenere inutile l'occuparsi di filosofia e con un taglio metafisico.  Non si proclama da ogni parte che oggi deve predominare il cosiddetto "pensiero debole", un pensiero che non si affatica con i grossi problemi ma vivacchia all'insegna del "carpe diem" speculativo?  I grandi problemi speculativi di un tempo li avrebbe risolti la scienza, gli scienziati ci offrirerebbero adesso le soluzioni valide per la morale, la politica, la teoria della conoscenza e persino per la religione (semplicemente negandone la legittimita', se non come "religiosita'" di tipo naturalistico-panteistico, a libera scelta del soggetto, come puro fatto personale, quasi si trattasse di un hobby). 
Ma gli scienziati piu' avvertiti e sensibili ci dicono oggi che la Fisica, diventata la regina delle scienze, e' in crisi; la visione del mondo che essa e' in grado di produrre e' incoerente, e' in pratica quella gia' citata del prof. Rovelli:  la realta' come perenne ed indefinito divenire di energie, in preda al caos e al caso, se per l'appunto ne' lo spazio ne' il tempo, per tacere della materia, possono piu' esser utilizzati quali immutabili coordinate del nostro sapere del mondo esteriore.
A fronte della confusione che appare costantemente in aumento e contro lo "scientismo" e l'"edonismo" dominanti, la filosofia non dovrebbe avere il coraggio di prender posizione, riaffermando la necessita' e la validita' di un pensiero  f o r t e , che torni cioe' ad occuparsi, secondo le capacita' di ognuno, dei problemi speculativi fondamentali?

Paolo  Pasqualucci
20 dicembre 2016

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